Ghiacci marini ai minimi: Artico e Antartide continuano a mostrare segnali preoccupanti
Quando si parla di cambiamento climatico si tende spesso a concentrare l'attenzione sulle temperature dell'aria, sulle ondate di calore o sugli eventi meteorologici estremi. Esiste però un indicatore che da decenni racconta in modo estremamente efficace ciò che sta accadendo al sistema climatico terrestre, l'estensione dei ghiacci marini. I dati aggiornati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) mostrano come anche il 2026 stia proseguendo lungo una traiettoria ormai ben definita. Sia l'Artico che l'Antartico continuano a presentare superfici ghiacciate inferiori alle medie climatiche del periodo 1981-2010.
L'Artico resta l'area che evidenzia il cambiamento più marcato. La stagione invernale appena conclusa ha fatto registrare uno dei massimi annuali più bassi dell'intera serie satellitare iniziata nel 1979. Anche durante la primavera l'estensione dei ghiacci si è mantenuta costantemente vicina ai valori minimi storici, confermando una tendenza al declino che prosegue ormai da decenni. In Antartide la situazione è più variabile ma continua a destare attenzione. Dopo i record negativi osservati tra il 2023 e il 2024, i ghiacci marini mostrano un parziale recupero ma restano generalmente al di sotto delle medie climatiche, segno che il sistema non è ancora tornato alle condizioni considerate normali fino a pochi anni fa. Naturalmente i singoli anni possono essere influenzati dalla variabilità naturale del clima, ma osservando l'intera serie storica emerge un quadro piuttosto chiaro: la superficie dei ghiacci marini tende progressivamente a ridursi e le regioni polari continuano a rappresentare uno degli indicatori più sensibili dei cambiamenti in atto nel sistema climatico globale.
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