La produzione di neve artificiale comporta grandi consumi energetici e l’uso di risorse idriche sempre più scarse e preziose.
Pubblicato da
Valeria Pagani
in data
11/03/2023 - 16:36
4 min. di lettura
Livello - Per tutti
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Anche in questa stagione invernale molte cime alpine erano spoglie di neve
Siamo ormai alla fine dell'inverno e sulle cime delle montagne le tinte bianche lasciate dalla neve si alternano al grigio della roccia, al verde dei prati o al marrone della terra nuda. La neve non cade o, se cade, le temperature sono talmente alte che in breve periodo la fanno fondere. A metà febbraio mancava all'appello quasi metà della neve - o meglio della risorsa idrica nivale - che negli anni passati si riscontrava in Italia. I dati elaborati dal CIMA research foundation confermano il persistere di una condizione di deficit di risorsa idrica nivale a livello nazionale di -45%, con picchi nella zona alpina di -53%. Di fronte a questo scenario l'industria dello sci ha deciso di non fermarsi. Durante le notti, sui versanti alpini, i cannoni sparaneve continuano a gettare sulle piste la cosiddetta neve tecnica o neve artificiale. Ma come viene creata questa neve? E quali costi riserva?
Produrre neve artificiale comporta l'impiego di enormi quantità di acqua e di energia. Combinando acqua e aria compressa nelle giuste proporzioni e refrigerando opportunamente la miscela è possibile ottenere dei nuclei di condensazione, da cui, con l'aggiunta di altra acqua vaporizzata, si creano i cristalli di neve veri e propri. Servono però delle condizioni ottimali: temperature ben al di sotto dei - 3 gradi(l'optimum sarebbe -15) e poca umidità.
L'acqua per l'innevamento proviene generalmente da fiumi e da laghi naturali, da bacini artificiali appositamente scavati, talvolta viene anche attinta dalle reti dell'acqua potabile, da sorgenti, dalla falda o dalle condotte delle centrali idroelettriche. Per questo motivo l'uso di acqua per l'industria sciistica può entrare in conflitto con tutti gli altri settori che necessitano della risorsa, in primis l'agricoltura, ed anche con il fabbisogno dei cittadini stessi. Secondo i dati riportati dal Wwf, per l'innevamento di base - circa 30cm di neve - di una pista di 1 ettaro, occorrono almeno un milione di litri, cioè 1.000 metri cubi di acqua. gli innevamenti successivi poi, richiedono un consumo di risorsa anche superiore. Per far fronte alla grande necessità di oro blu si procede così alla costruzione di bacini di raccolta, che possono avere un impatto ambientale notevole, a causa del grande sbancamento di terreno e degli eventuali alberi tagliati.
Oltre all'acqua, nella neve artificiale è incorporata anche una notevole quantità di energia. Sempre secondo il Wwf, per assicurare piste innevate su tutte le Alpi si è calcolato che occorrerebbero 600 GWh di energia elettrica. Un costo che va a ricadere sia sugli impiantisti, sia sui turisti, che sull'ambiente. Per l'ambiente:molta parte dell'energia deriva da fonti fossili, che, si sa, producono CO2 e portano ad un ulteriore aumento delle temperature. Per gli impiantisti: produrre un metro cubo di neve è passato dai 2,1 euro al metro cubo del 2017 ai 3,5 dello scorso anno per arrivare agli oltre 5,6 euro di questo inverno. La neve artificiale è un investimento quasi obbligatorio e su base annuale può pesare per circa il 40% del consumo totale di elettricità di una società. Anche per questo motivo, nella stagione 2022/2023 il costo dello skipass è aumentato in molti comprensori di circa il 10%. E qui si ha il costo che ricade sui turisti. Ma c'è anche un costo che ricade su tutta la popolazione, o meglio sui contribuenti. Le somme spese per gli impianti e l'innevamento artificiale, infatti, vedono spesso la partecipazione di denaro pubblico. Denaro che potrebbe essere investito in opere e progetti più lungimiranti.
Secondo le previsioni di climatologi e centri di ricerca, tra cui l'IPCC, la temperatura media annuale nella regione alpina aumenterà maggiormente rispetto alla media globale. E, di fatto, è già aumentata di quasi 2 gradi. Di fronte ai cambiamenti climatici, alla crisi economica ed ecologica, si può dire che l'innevamento artificiale non è più sostenibile. È oggi necessario aprire una riflessione sul futuro dello sci e della sua industria: il Belpaese offre infatti oltre 280 comprensori con quasi 5.800 chilometri di piste servite da poco più di 1.800 impianti di risalita. Se buona parte delle piste dovessero essere innevate artificialmente in modo costante per tutto l'inverno, le perdite supererebbero di gran lunga i ricavi, in qualsiasi ambito (sociale, economico ed ambientale). Il futuro sta nelle parole adattamento e multifunzionalità. Sarà necessario diversificare le attività presenti sui territori montani e offrire servizi differenti. Non solo sci, ma passeggiate, ciaspolate, escursioni ed attività legate ai saperi e alle tradizioni locali.