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Un meccanismo alla base delle ondate di calore persistenti

Il processo atmosferico che può portare alla formazione di lunghi periodi di caldo intenso
Pubblicato da
in data
13/07/2026 - 15:32
Livello - Per tutti
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Meccanismo delle prolungate ondate di caldo
Meccanismo delle prolungate ondate di caldo

Le ondate di calore non si formano sul posto; spesso la loro origine deriva da molto lontano. Ad alta quota scorre la corrente a getto, una fascia di venti molto forti che guida il movimento delle perturbazioni. In alcune situazioni questo flusso molto forte di vento in quota, invece di mantenere un percorso quasi rettilineo, sprofonda verso sud sull'Atlantico. Questa discesa rende l'onda atmosferica sempre più ampia e pronunciata. Se l'ondulazione continua ad aumentare, può arrivare a rompersi, in modo simile a un'onda del mare quando raggiunge la spiaggia. La rottura favorisce la formazione di una profonda depressione sull'Atlantico e, contemporaneamente, la costruzione di un robusto anticiclone sull'Europa.

Una volta formato, l’anticiclone costringe la corrente a getto a deviare attorno ad esso. Le onde che arrivano successivamente seguono questo nuovo percorso e possono rompersi ancora nella stessa zona, contribuendo a mantenere e rafforzare il blocco atmosferico. Le basse pressioni che risalgono lungo il suo bordo rilasciano calore nell'atmosfera durante la formazione delle nubi e delle precipitazioni, fornendo ulteriore energia al blocco anticiclonico. Nel contempo fungono come vere e proprie pompe di calore, trasportando le masse d’aria calde in Europa. L'aria nell’anticiclone scende lentamente verso il suolo e, comprimendosi, si riscalda ulteriormente. Se le masse d'aria in partenza sono già mediamente più calde rispetto al passato, anche le temperature al suolo possono raggiungere valori più elevati.

Questo è il meccanismo con cui la letteratura scientifica spiega la nascita e la persistenza di molte ondate di calore. Una domanda diversa, ancora oggetto di ricerca, è perché questo tipo di configurazione sembri presentarsi più spesso rispetto a qualche decennio fa: su questo la comunità scientifica sta ancora lavorando.

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