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Meteo e Clima - La COP 29 è ufficialmente iniziata. Tra ritardi e un attacco Hacker, ecco l'agenda di Baku.

Abbandono delle fonti fossili, destino dei rifugiati climatici e stanziamenti per adattarsi ai fenomeni estremi.
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in data
12/11/2024 - 13:15
2 min. di lettura
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Meteo - Iniziata ufficialmente la Cop29
Meteo - Iniziata ufficialmente la Cop29
Lunedì 11 novembre si è aperta ufficialmente la Cop29, la "Conferenza delle parti" della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Dallo storico summit di Rio del 1992 durante il quale venne approvata la Convezione quadro sui cambiamenti climatici, ogni anno i 197 Paesi parte del trattato, più l'Unione europea, si incontrano per fare il punto sulla situazione e cercare di portare avanti politiche comuni per arginare il riscaldamento globale sempre più accelerato.
Quest'anno il convegno è stato organizzato nella città di Baku, capitale dell'Azerbaigian.  Paradossale o forse volutamente provocatorio che la conferenza si sia tenuta in un paese la cui economia è basata per il 92% sull'utilizzo delle fonti fossili! I problemi non sono mancati sin da subito. L'apertura è avvenuta con 8 ore di ritardo per una mancato accordo tra i membri sull'agenda da seguire. A fine giornata invece un attacco Hacker. L'Ong Global Witness ha comprato il dominio Cop29.com e pubblicato sulla home i volti dei magnati del petrolio accompagnati dalla scritta "le compagnie di combustibili fossili stanno distruggendo il Pianeta per profitto. L'hanno rotto, dovrebbero pagarlo loro".
In agenda le questioni più importanti, la transizione energetica con l'abbandono delle fonti fossili e il destino dei rifugiati climatici, coloro che a causa dei radicali mutamenti del clima sono stati costretti ad andare via dalla propria terra. Di rilievo sarà anche l'attenzione verso gli stanziamenti che occorre prevedere per mitigare i cambiamenti climatici e per adattarsi agli impatti da essi derivanti. Secondo il rapporto - No Escape: On the Frontlines of Climate Change, Conflict and Forced Displacement,  entro il 2040 il numero di Paesi che dovrà affrontare rischi estremi legati al clima passerà da 3 a 65, la maggior parte dei quali ospiterà rifugiati e sfollati interni. Allo stesso modo, si prevede che entro il 2050 la maggior parte degli insediamenti e dei campi di rifugiati sperimenteranno il doppio dei giorni di caldo estremo.
Le tensioni geopolitiche tra i Paesi e non ultima la rielezione di Donald Trump, noto negazionista del cambiamento climatico rischiano di rallentare enormemente o persino compromettere le azioni da intraprendere mentre il pianeta continua a  riscaldarsi con un 2024 che sarà con ogni probabilità l'anno più caldo di sempre dall'inizio delle registrazioni. Nelle prossime settimane vedremo che cosa ne verrà fuori!
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