L'inverno sembra aver deciso di anticipare la sua comparsa sul Nord America attraverso una massa d'aria artica insolitamente fredda che dal Canada sta scendendo verso il Midwest e la East Coast. Le temperature, in alcuni casi di dieci o quindici gradi sotto la media stagionale, sono più consone a quelle di dicembre inoltrato che quelle di un mese che, per la climatologia, appartiene ancora alla stagione di transizione.
A guidare questa irruzione non è il Vortice Polare, come spesso si crede. Nel Pacifico settentrionale si è formata una vasta area di alta pressione che ha spinto l'aria calda verso l'Alaska e, allo stesso tempo, ha aperto la strada a una discesa di aria artica dal Canada verso gli Stati Uniti. Contemporaneamente, sull'Atlantico è comparso un blocco di alta pressione sulla Groenlandia: questa doppia azione ha canalizzato l'aria fredda lungo un corridoio diretto dal Polo verso gli Stati Uniti, generando una dinamica più tipica del cuore dell'inverno che non della prima metà di novembre.
Il Vortice Polare entrerà in gioco solo in un secondo momento. Le due grandi strutture anticicloniche stanno infatti indebolendolo dal basso, favorendo un suo progressivo allungamento e rendendolo molto più vulnerabile del normale. Non è il Vortice Polare a generare l'ondata di freddo sugli Stati Uniti, ma sono le condizioni atmosferiche che hanno reso possibile questa discesa artica ad agire come forzanti e a mettere sotto pressione il vortice.
Se il blocco groenlandese dovesse persistere, il Vortice Polare potrebbe indebolirsi ulteriormente nel corso di novembre. Sarebbe una dinamica insolita per il periodo. Un suo indebolimento così precoce non garantisce ondate fredde sull'Europa, che dipendono da come e dove il vortice si deformerà, ma segnala un'atmosfera insolitamente dinamica, pronta a produrre configurazioni invernali anche al di fuori dei tempi canonici.
EFI: valori eccezionali di temperatura o da record nel colore viola