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Meteo. I falsi miti sullo split del vortice polare, ecco cosa c'è da sapere

Pubblicato da
in data
28/02/2026 - 06:16
2 min. di lettura
Livello - Per tutti
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vortice polare
vortice polare
Il vortice polare è una vasta circolazione di venti che ruota attorno al Polo Nord, soprattutto in stratosfera, durante il semestre freddo. Il vortice polare stratosferico non riguarda solo la dinamica dei venti, ma anche la chimica dell'atmosfera, in particolare l'ozono.
Quando si parla di rottura del vortice polare succede questo: in pochi giorni, a circa 30 chilometri di quota, i venti che ruotano attorno al Polo rallentano, possono invertire direzione e la struttura può addirittura dividersi in due parti dando origine al fenomeno spettacolare dello Split del Vortice Polare. È un evento intenso, raro una forma di Sudden Stratospheric Warming.Ma nasce in stratosfera, ed è qui che spesso nasce anche l'equivoco.
Negli anni si è diffusa l'idea che uno split equivalga automaticamente a ondate di freddo sull'Europa. Questa convinzione nasce dal fatto che in alcuni casi, dopo uno split, si sono effettivamente verificate irruzioni fredde importanti. Ma non è un meccanismo automatico.
Primo falso mito: lo split porta il freddo.  Il vortice polare non è una massa d'aria che scende verso di noi. È una struttura di venti in alta atmosfera che influenza l'equilibrio della circolazione emisferica. Quando si indebolisce può modificare questo equilibrio, ma non si sposta fisicamente sull'Italia.
Secondo falso mito: se si rompe in alto, farà freddo in basso. Perché lo split influenzi davvero il tempo che viviamo, il cambiamento avvenuto in stratosfera deve trasferirsi progressivamente verso il basso, fino alla troposfera, cioè lo strato dove si formano perturbazioni, alte e basse pressioni. Se questo trasferimento non avviene in modo efficace e duraturo, ciò che succede a 30 chilometri di quota può avere effetti limitati al suolo.
Terzo falso mito: più è forte lo split, più sarà intenso il gelo. Non esiste una proporzione diretta. Conta come si riorganizza la circolazione atmosferica, dove si posizionano i lobi del vortice e come reagiscono le alte e le basse pressioni. Gli effetti possono essere molto diversi da un caso all'altro, e non sempre favoriscono l'Europa.
ci sarà lo split del vortice polare
ci sarà lo split del vortice polare
Ma allora cosa fa davvero uno split? Un vortice polare disturbato tende a rendere le correnti occidentali meno tese e può favorire configurazioni più ondulate. Questo aumenta la probabilità di scambi di masse d'aria tra nord e sud, quindi anche di irruzioni fredde. Ma aumentare la probabilità non significa che l'evento si verifichi con certezza. L'atmosfera è un sistema complesso e non lineare, dove molti fattori interagiscono contemporaneamente. Se la troposfera aggancia il segnale proveniente dall'alto, gli effetti possono essere più evidenti. Se non lo aggancia, l'influenza può restare limitata. Ma la circolazione troposferica a dire l'ultima parola.
Lo split del vortice polare è quindi un segnale importante da seguire, ma non garantisce il gelo. Modifica la probabilità, non decide cosa accadrà. E tra probabilità e certezza, in meteorologia, c'è una differenza sostanziale. È come inclinare un tavolo da ping pong: la pallina tenderà a scendere lungo la direzione della pendenza, ma il tavolo non decide esattamente dove finirà. La pallina potrà deviare leggermente a destra o a sinistra, rallentare o fermarsi, a seconda di molti piccoli fattori lungo il percorso. Lo split è ciò che inclina il tavolo. La pallina, invece, rappresenta l'evoluzione concreta della troposfera.
Contesto e dinamica reale durante lo split
Contesto e dinamica reale durante lo split
Alcune illustrazioni di questo articolo sono state realizzate con il supporto dell'intelligenza artificiale.
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