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Meteo. Neve di febbraio nell'emisfero nord alla massima estensione, ma il trend climatico resta negativo

Pubblicato da
in data
20/02/2025 - 11:52
3 min. di lettura
Livello - Per tutti
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snowcover
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Con il mese di febbraio 2025 l'estensione della copertura nevosa nell'emisfero nord ha registrato un evidente balzo, portandosi sopra la media stagionale e raggiungendo un nuovo record secondo i dati NOAA. Anche le rilevazioni di Environment Canada e GlobSnow confermano un manto nevoso ampio e ben distribuito. Questo dato andrebbe però confermato perchè è anche compatibile con una anomalia nei dati. L'aumento dell'estensione della copertura nevosa è legato al comportamento del vortice polare, che in questa stagione si è allungato diverse volte, favorendo discese di aria fredda a latitudini più basse. La maggiore interazione tra queste masse d'aria fredda e l'umidità elevata ha generato nevicate intense e diffuse.
L'incremento dell'estensione nevosa registrato a febbraio 2025 potrebbe essere parzialmente collegato agli effetti del riscaldamento articoStudi come quello di Wegmann et al. (2015) hanno evidenziato che la riduzione del ghiaccio marino nei mari di Barents e Kara in autunno può aumentare l'umidità atmosferica e alterare la circolazione atmosferica, favorendo nevicate più abbondanti nei mesi successivi. Questo fenomeno, unito all'allungamento del vortice polare, potrebbe aver contribuito alle abbondanti nevicate osservate quest'anno. 
A prima vista potrebbe sembrare una buona notizia. Ma il quadro generale racconta una storia diversa. È importante non cadere nell'errore del 'cherry-picking': mostrare solo l'aumento della neve in febbraio, senza considerare il trend, in particolare quello primaverile, può portare a conclusioni errate. Infatti la neve invernale non è il vero indicatore dello stato del clima: è la neve primaverile a svolgere un ruolo cruciale nel bilancio idrico e nell'effetto albedo, e qui i dati mostrano un calo costante negli anni.
estensione copertura nevosa emisfero nord
estensione copertura nevosa emisfero nord
La meteorologia descrive eventi a breve termine, mentre il clima si basa su tendenze di lungo periodo. Anche se questo inverno è nevoso, la copertura nevosa primaverile è in calo dagli anni '60. In particolare:
1) La neve fonde prima rispetto al passato. Anche con tanta neve in inverno, il riscaldamento globale accelera la fusione.
2) Più neve in inverno non significa più neve in generale. Un'atmosfera più calda trattiene più umidità, favorendo nevicate intense, ma ciò non indica un ritorno a condizioni più fredde.
3) Il vero test sarà la primavera. Se il disgelo sarà rapido e anticipato, i benefici di un inverno con tanta neve potrebbero essere vanificati.
I dati storici mostrano chiaramente questa tendenza con i mesi di marzo e aprile con un trend in calo superiore a -1/% per decennio. Più si avanza nella stagione, più il declino della neve diventa evidente. Mentre gennaio e febbraio possono ancora mostrare un'estensione stabile o sopra la media, a marzo e aprile la copertura nevosa si riduce sempre più rapidamente.
andamento copertura nevosa marzo e aprile
andamento copertura nevosa marzo e aprile
andamento copertura nevosa marzo e aprile
andamento copertura nevosa marzo e aprile
L'estensione della neve non ci dice nulla sullo spessore del manto nevoso. È possibile avere una copertura nevosa elevata ma con uno strato sottile, che poi fonde rapidamente in primavera. Un parametro chiave da considerare è lo Snow Water Equivalent (SWE), che misura la quantità d'acqua contenuta nella neve. Quest'anno ha registrato uno SWE sopra la media, ma non da record.
snow water equivalent (SWE)
snow water equivalent (SWE)
Ciò che conta è come e quando la neve fonderà; se il disgelo sarà graduale, l'acqua potrà ricaricare le riserve idriche e sostenere fiumi e laghi nei mesi estivi. Se il disgelo sarà rapido e anticipato, aumenteranno i rischi di inondazioni primaverili e si ridurrà la disponibilità d'acqua nei mesi più caldi. Negli ultimi anni il disgelo è avvenuto sempre più precocemente, riducendo i benefici di un inverno con molta neve. Studi recenti mostrano che la perdita di neve è chiaramente attribuibile all'influenza umana, e che il riscaldamento globale continuerà ad accelerare questo processo nei prossimi decenni.
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