I modelli numerici stanno aumentando la probabilità in una possibile evoluzione da StratwarmingMajor (SSW) a inizio febbraio, con segnali coerenti anche nelle strutture medie del vortice.
Negli ultimi aggiornamenti, infatti, la media del vento zonale a 10 hPa (60°N) ha mostrato una tendenza progressiva verso l'indebolimento, avvicinandosi a una possibile inversione dei venti a 30 km di quota proprio nella prima parte di febbraio. Quando il flusso occidentale in stratosfera rallenta in modo marcato, cresce la probabilità di un disturbo profondo del Vortice Polare.
A supporto ci sono anche le mappe medie stratosferiche che stanno evidenziando un vortice sempre meno compatto, spesso con una struttura bilobata, tipica di un forcing a 2 onde. In parole semplici, invece di una singola circolazione centrata sul Polo, il vortice tende a deformarsi e a sdoppiarsi in due lobi, una configurazione spesso associata a fasi di forte disturbo del vortice polare
Detto questo, è fondamentale non affrettare le conclusioni: una mappa media non equivale automaticamente a uno split confermato, né a un Major SSW. La conferma tecnica richiede un'inversione netta e persistente del vento zonale a 10 hPa, sostenuta da una quota significativa di membri dell'ensemble che ad oggi è del 10-15%. Per ora, quindi, il segnale sta crescendo ma resta ancora da consolidare nei prossimi run.
Non c'è alcuna garanzia automatica ( e questo è un mito da sfatare) sugli effetti al suolo. Anche nel caso in cui l'SSW si verificasse davvero, non significa che il freddo debba necessariamente raggiungere il Mediterraneo; tutto dipende da come (e se) il segnale stratosferico riuscirà a propagarsi verso il basso e soprattutto da come si riorganizzerà la circolazione troposferica sull'Europa. In particolare contano la posizione dei blocchi anticiclonici, la risposta della NAO/AO, la disposizione del getto e l'eventuale presenza di alte pressioni tra Atlantico ed Europa, che possono deviare le masse d'aria fredda verso altri settori del continente.