Dopo esserci lasciati alle spalle le Alpi ci dirigiamo verso la Pianura veneta raggiungendo il Parco Regionale del Delta del Po, in località Porto Tolle (VE). Sveglia alle 4 del mattino per incontrarci con Dario, guida naturalistica che ci accompagnerà assieme a Diego, pescatore di vongole e ostriche da oltre trent'anni, in un tour in barca tra i canali del Po e le aree lagunari come la Sacca di Scardovari, ai margini del Mare Adriatico.
Dario e Diego ci accompagnano in barca sulla Sacca di Scardovari
Alba tra mare e laguna: la Sacca di Scardovari
IL PROBLEMA DEL GRANCHIO BLU - Negli ultimi anni la presenza massiccia del granchio blu, una specie aliena proveniente dalle coste atlantiche del continente americano, ha portato enormi disagi all'economia locale, fatta prevalentemente di pesca. Pensate che dalle 9000 tonnellate di vongole e cozze, che mediamente si pescavano in un anno, si è passati nel 2022/2023 ad appena 50 tonnellate! I primi avvistamenti di questo crostaceo sull'alto Adriatico risalgono agli anni '50 ma è negli ultimi anni che la specie ha trovato il suo habitat ideale, favorito da temperature dell'acqua mediamente più alte ma anche da inverni sempre più miti: le acque dell'alto Adriatico infatti negli ultimi inverni risultano meno fredde. Il granchio blu riesce quindi a riprodursi con maggior frequenza e ha troppo cibo facile da reperire, oltre a pochi predatori: una femmina riesce a deporre fino a due milioni di uova! Nella sola Sacca di Scardovari in una mattinata sono stati raccolti 350 quintali di granchio blu, che spesso finiscono al macero perché il mercato ne assorbe appena 50 quintali: è a tutti gli effetti un problema serio, tanto che i pescatori locali sono stati costretti a installare oltre diecimila gabbie per poterli catturare e a proteggere ciò che rimane degli allevamenti di cozze, ostriche e vongole con reti metalliche conficcate nei fondali.
Allevamento di ostriche
Il pescatore Diego intento ad aprire un'ostrica
CUNEO SALINO ED EROSIONE COSTIERA - Altro problema fondamentale che affligge l'area del Delta del Po è la risalita del cuneo salino rispetto agli anni passati, questo in parte dovuto allo scarso apporto d'acqua dolce proveniente dal fiume per via delle maggiori fasi siccitose, oltre ai prelievi a scopo agricolo effettuati a monte lungo il suo percorso. Un caso emblematico fu la siccità che colpì il Nord Italia nel 2022, quando il Grande Fiume raggiunse una portata minima storica, pari a 150 metri cubi al secondo a fronte di una portata media che dovrebbe essere dieci volte superiore! In quell'occasione l'acqua salmastra riuscì a penetrare nell'entroterra per ben 40-50km, nonostante le paratie posizionate sul fondale contro la risalita del cuneo salino. L'acqua salata, più pesante rispetto a quella dolce, staziona in basso ed è per questo che negli anni '80, proprio per evitare la risalita dell'acqua di mare all'interno del fiume, furono installate delle paratie sul fondale in prossimità del Delta: quando prevale la spinta dell'acqua dolce queste si aprono, altrimenti si chiudono se l'acqua salata risale. Le paratie però funzionano con una portata minima di 700 metri cubi al secondo arrivando a un massimo di 450 nei periodi di maggior 'secca': in questo periodo a Pontelagoscuro si misura una portata di 448.5 metri cubi al secondo, pertanto gli sbarramenti non stanno funzionando. Questo rappresenta un serio problema in quanto i campi vicino al fiume, che generalmente sono quelli più produttivi dato che ricevevano l'acqua dolce filtrata attraverso il terreno, ora stanno ricevendo acqua sempre più salmastra che rovina le colture.
Uno scorcio della Sacca di Scardovari
I sedimenti trasportati dal Po generano gli scanni, isolotti di sabbia davanti alla sua foce
In aggiunta, la presenza di gas metano nell'area antistante al Delta ha fatto sì che venisse estratto intorno agli anni '50. Questo tuttavia accelerò il cosiddetto fenomeno della subsidenza, cioè un abbassamento del livello del terreno: in un solo anno, il 1957, gran parte del territorio del Delta sprofondò di ben 30cm! Negli ultimi decenni è dunque prevalsa l'azione del mare rispetto a quella del fiume con gli effetti salini già discussi ma non solo: l'acqua del fiume trasporta infatti sedimenti, che creano isolotti di sabbia detti scanni. Questi, oltre a generare negli anni biodiversità sia dal punto di vista della flora che della fauna, costituiscono delle barriere naturali che originano peraltro piccole lagune, anch'esse piene di biodiversità. Il venir sempre meno della forza del Po, implica meno sedimenti e maggiore aggressività del mare, con inevitabile maggiore erosione costiera contestualmente a stravolgimenti della biodiversità locale, sia ittica che vegetativa. Ma l'ingerenza del mare ha effetti anche su popolazione locale e relativa economia. Negli ultimi decenni infatti il mare è avanzato anche di qualche kilometro verso l'entroterra, erodendo diverse porzioni di delta. A testimonianza di questo, ritroviamo strutture una volta adibite a coltivazione, come il riso, che oggi si ritrovano in acqua lagunare.
Un edificio che trattava il riso coltivato negli anni '60, ora invaso dalle acque lagunari