Vai al contenuto principale

Missione Italia, tappa n°4 Arabba/Agordo: tra le ferite della spaventosa tempesta Vaia

Dalla devastazione della tempesta Vaia alla rinascita artistica: il legno abbattuto diventa scultura, raccontando la resilienza delle Dolomiti.
Pubblicato da
in data
18/07/2025 - 16:59
6 min. di lettura
Livello - Per tutti
Condividi su
  • 3BMeteo Facebook
  • 3BMeteo Linkedin
  • 3BMeteo Whatsapp
  • 3BMeteo X
Il team nei boschi distrutti da Vaia
Il team nei boschi distrutti da Vaia
MISSIONE ITALIA, TAPPA 4 SULLE DOLOMITI A CONFINE TRA VENETO E TRENTINO: ATTRAVERSO LE FERITE DELLA TEMPESTA VAIA - Dopo aver lasciato alle spalle la Valcamonica e i ghiacciai del gruppo Adamello-Brenta, ci spostiamo ora al confine tra il Trentino-Alto Adige e il Veneto, dove a dominare la scena sono indubbiamente le Dolomiti, patrimonio mondiale dell'UNESCO. Ma questa volta non ci concentreremo esclusivamente su alte quote e ghiacciai: l'obiettivo della quarta giornata della Missione Italia sono le ferite, in parte rimarginate, in parte ancora aperte, lasciate da una delle tempeste più violente che abbiano mai colpito il Nord Italia negli ultimi decenni. Stiamo parlando della disastrosa tempesta Vaia. 
A guidarci in questo viaggio tra versanti alpini rasi al suolo e alberi abbattuti, il climatologo ed esperto di meteorologia alpina Thierry Luciani. Innanzitutto, facciamo un preambolo su cosa è stata davvero la tempesta Vaia per questi territori. 
Analisi tecnica di un evento estremo: Il 29 ottobre 2018, la tempesta Vaia si manifestò come evento estremo non solo per la quantità di precipitazioni accumulate (davvero notevoli, con punte di 500-700mm in 48 ore tra Dolomiti meridionali e Prealpi orientali), ma soprattutto per l'intensità dei venti da essa generati, che localmente superarono i 200 km/h. La sua formazione, l'entità e l'estensione dei danni causati sono attribuibili ad un mix di fattori meteorologici e orografici, che generarono condizioni di estrema instabilità e venti catabatici di forza distruttiva. Più nello specifico, tutto nacque dall'azione congiunta di una profonda depressione nord-atlantica, con valori al centro inferiori ai 980 hPa, che si estendeva dall'Islanda verso l'Europa occidentale, e da un robusto anticiclone posizionato sulla Scandinavia. Questo scenario favorì, da un lato, un forte richiamo di correnti calde e umide meridionali, e, dall'altro, l'ingresso di tese correnti sulle Alpi soprattutto centro-orientali.L'elemento determinante per la distruttività di Vaia fu l'effetto Föhn "rinforzato". Le correnti umide, già molto intense, con picchi di 140-160 km/h in libera atmosfera sull'alto Adriatico, dopo aver rilasciato ingenti quantità di pioggia sul versante prealpino (fenomeno di stau, con accumuli pluviometrici sino a 715 mm in 48 ore a Longarone, 658 mm a Sant'Andrea di Gosaldo), superarono la catena alpina e precipitarono lungo i versanti sottovento. Durante questa discesa adiabatica, l'aria si comprimeva e riscaldava, ma soprattutto subiva una notevole accelerazione per effetto orografico e di incanalamento (effetto Venturi). 
Le stazioni meteorologiche registrarono raffiche di vento estreme:Passo Rolle (TN) 200 km/h; Cima Prà (BL) 190 km/h; Monte Grappa (TV) 180 km/h. Anche in fondovalle i venti superarono i 100-120 km/h, una soglia critica per la stabilità arborea. Come precisato da Thierry, non è stato solamente questo vento sinottico a danneggiare migliaia di ettari di bosco, ma in una seconda fase della tempesta il passaggio ravvicinato di due fronti freddi. Questa dinamica fu altresì accentuata da forti contrasti termici, che generarono cumulonembi (nubi temporalesche) che raggiunsero anche i 12-13 km di spessore, qualcosa di impensabile per l'autunno. Ne scaturirono violenti temporali con fortissime raffiche discendenti (downburst), ovvero colonne d'aria in rapida discesa dalla nube che, impattando al suolo, si espansero orizzontalmente, generando venti devastanti. Furono proprio questi venti lineari a "pettinare" decine di versanti dolomitici, abbattendo una quantità impressionante di alberi (in totale oltre 14 milioni). 
I segni ancora evidenti della tempesta Vaia
I segni ancora evidenti della tempesta Vaia
Impatto sui sistemi forestali: dati impressionanti - La tempesta Vaia ha avuto un impatto senza precedenti sui sistemi forestali alpini, principalmente nelle regioni di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Si stima che l'area forestale colpita direttamente ammonti a circa 42.500 ettari. Ma il dato più significativo è il volume di legname schiantato, stimato tra i 14 e i 18 milioni di metri cubi (m³). Per dare una proporzione, questo volume corrisponde a circa 3-4 anni di prelievo forestale ordinario su scala nazionale. Le specie più colpite sono state le conifere, in particolare l'abete rosso (Picea abies), e in misura minore l'abete bianco (Abies alba) e il larice (Larix decidua). Queste specie, prevalenti in molte delle aree colpite a causa di passate gestioni forestali basate sulla monocoltura o su popolamenti a struttura semplificata, hanno un apparato radicale superficiale e una minore elasticità del fusto rispetto ad alcune latifoglie, rendendole più vulnerabili allo schianto da vento. La maggior parte del danno si è manifestata come sradicamento (windthrow) dell'intero albero con l'apparato radicale, o come schianto del fusto (windsnap), spesso alla base o a mezza altezza, a causa dell'eccessiva pressione laterale. 
Ma da questa moria di alberi si sono innescati molti altri effetti collaterali. L'esposizione del suolo nudo ha aumentato l'erosione superficiale e il rischio di frane e colate detritiche, specialmente in aree con elevata pendenza. La capacità di ritenzione idrica del suolo è stata compromessa. Passando attraverso le vallate colpite da Vaia, è stato evidente la presenza sempre più massiva di reti di contenimento o strutture paravalanghe. La perdita improvvisa di habitat ha altresì impattato la fauna selvatica, mentre la massiccia presenza di legname a terra ha favorito la proliferazione di insetti xilofagi, in particolare il bostrico tipografo (Ips typographus), che ha decimato milioni di alberi sopravvissuti, portandoli anch'essi alla morte. 
Tutto ciò ha avuto un impatto sul bilancio del carbonio: l'improvviso rilascio di carbonio immagazzinato nella biomassa arborea, unito alla riduzione della capacità di assorbimento della CO2 da parte dei nuovi boschi in crescita, ha avuto un impatto temporaneo sul bilancio del carbonio a livello locale e regionale. 
Un avvertimento che il clima sta cambiando. Come sottolineato da Thierry, la tempesta Vaia è stata unica per la sua intensità e per la sua estensione, ma fortunatamente rimane l'unica della storia recente a colpire così duramente queste regioni. Un singolo evento estremo non è collegabile al cambiamento climatico, tuttavia potrebbe essere un precursore di un clima che cambia: in un mondo più caldo c'è maggiore energia a disposizione per i sistemi ciclonici e temporaleschi.
Gli effetti di Vaia ad Allaghe
Gli effetti di Vaia ad Allaghe
Dello stesso parere è anche il giornalista del Gazzettino, Damiano Tomen, che abbiamo incontrato nei pressi del lago di Alleghe. Damiano è stato in prima linea a documentare e descrivere quei tragici eventi, raccontandoci come, a seguito del passaggio di Vaia, il lago sia stato per quasi metà riempito da detriti trasportati dal suo affluente. Questo ha causato un notevole aumento del livello delle sue acque, che hanno raggiunto il primo piano degli hotel e delle abitazioni circostanti. Come precisato da Tomen, la priorità iniziale è stata la rimozione e la commercializzazione dei circa 14 milioni di metri cubi di legname. Questa operazione ha richiesto l'attivazione di filiere logistiche e industriali straordinarie, con un impatto significativo sui mercati del legno. Il rischio di deprezzamento del legname è stato gestito anche attraverso l'attivazione di accordi e consorzi che, tuttavia, si sono dimostrati poco fruttuosi. In alcune aree, si è optato per lasciare che la natura seguisse il suo corso, favorendo la rigenerazione naturale laddove le condizioni lo permettevano.
Ecco come si presentava il Lago di Alleghe il giorno dopo la tempesta: inondazione degli hotel circostanti
Ecco come si presentava il Lago di Alleghe il giorno dopo la tempesta: inondazione degli hotel circostanti
L'evento Vaia ha stimolato una vasta attività di ricerca scientifica e di monitoraggio per comprendere meglio gli impatti, prevedere i rischi futuri e sviluppare modelli di gestione forestale più efficaci. Sono ad esempio stati implementati sistemi di monitoraggio della salute dei boschi e della proliferazione dei parassiti. Investimenti significativi sono stati destinati al ripristino della viabilità forestale e alla protezione idrogeologica. Molto è stato fatto, ma alcune ferite restano ancora visibili.
Intervista a Damiano Tomen
Intervista a Damiano Tomen
Il nostro viaggio si è poi concluso a uno dei simboli più iconici della rinascita e resilienza: il Grifone di Vaia, una delle tante opere costruite con il legno degli alberi abbattuti da Vaia. Di seguito alcune delle immagine che abbiamo realizzato
Immagine aerea con il drone
Immagine aerea con il drone
il team davanti al Grifone di Vaia
il team davanti al Grifone di Vaia
Seguici su Google News
Vuoi restare aggiornato? Segui il nostro profilo su Google News e scopri altri articoli come questo!

Temi caldi

Dello stesso autore

Temi proposti