Sostenibilità - Dalle ragnatele alle cozze, nasce la fibra tessile che si ricicla senza produrre microplastiche
Ogni lavaggio di capi sintetici disperde nell’ambiente microplastiche invisibili che finiscono nei mari, nella catena alimentare e perfino nel sangue umano, ma dalla Washington University arriva ora una possibile alternativa destinata a cambiare il futuro del tessile. Si chiamano SAM e sono innovative fibre proteiche create da batteri ingegnerizzati che combinano la resistenza della seta di ragno, la capacità di riconnessione degli amiloidi e le proprietà adesive delle proteine delle cozze. Il risultato è un materiale sorprendentemente robusto, con una resistenza dichiarata di circa 401 MPa, superiore persino al kevlar in tensione, ma soprattutto progettato fin dall’inizio per essere riciclato completamente.
Le fibre, infatti, possono essere sciolte in pochi secondi tramite semplice acido formico e successivamente rigenerate senza perdere qualità o prestazioni meccaniche, eliminando così il problema delle microplastiche persistenti. La tecnologia, pubblicata sulla rivista Advanced Materials, rappresenta una svolta concettuale: non più materiali creati per durare indefinitamente e diventare rifiuti, ma fibre pensate per essere disfatte e ricostruite in un ciclo chiuso. Restano però grandi sfide industriali ed economiche, perché la produzione tramite bioreattori è ancora costosa e richiede infrastrutture dedicate per il recupero e il riciclo dei capi usati. Per questo motivo gli esperti stimano tempi lunghi prima di un’adozione su larga scala: le prime applicazioni potrebbero arrivare entro un decennio nei settori tecnico-sportivo, medicale e del lusso, mentre il fast fashion potrebbe restarne escluso ancora a lungo.
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