8 aprile 2019
ore 12:55
di Manuel Mazzoleni
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 Per tutti

Erano le 3:32 di un normale 6 aprile 2009 quando una violenta scossa di terremoto si abbatté sulla città di L'Aquila seminando morte e distruzione. La scossa principale ebbe una magnitudo momento (Mw) pari a 6,3 (5,8 o 5,9 sulla scala della magnitudo locale), con epicentro alle coordinate geografiche 42°20′51.36″N - 13°22′48.4″E ovvero in località Colle Miruci, a Roio, nella zona compresa tra le frazioni di Roio Colle, Genzano e Collefracido, interessando in misura variabile buona parte dell'Italia Centrale. 

A evento concluso il bilancio definitivo fu di309 vittime, oltre 1.600 feriti, circa 80.000 sfollati e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. Gli effetti del terremoto furono particolarmente distruttivi in prossimità dell'epicentro, con numerosi morti e feriti, diverse decine di migliaia di sfollati e danni soprattutto concentrati alla città di L'Aquila e dintorni. Il sisma fu avvertito distintamente anche a Roma e Napoli e registrato agli accelerometri e velocimetri di ISNet, la rete sismica di AMRA dislocata nell'area appenninica campano-lucana.

Questa scossa principale si collocò all'interno di una serie di eventi sismici che ebbero inizio già nel dicembre 2008 e che purtroppo prosegue ancora oggi. La prima lieve scossa si verificò il 14 dicembre 2008, a seguire il 16 gennaio 2009 e nei giorni a venire con magnitudo via via sempre maggiore, sino a culminare con la drammatica scossa del 6 aprile. Secondo INVG la scossa in termini di scala Mercalli fu dell'VIII/IX grado.

Lo sciame sismico prosegui anche dopo il 6 aprile e nelle 48 ore successive l'evento oltre 256 scosse o repliche si susseguirono. Più di 150 si registrarono nel giorno di martedì 7 aprile, di cui 56 oltre la magnitudo 3,0 Ml. Tre eventi di magnitudo superiore a 5,0 sono avvenuti il 6, il 7 e il 9 aprile. Dall'esame dei segnali della stazione INGV aquilana (AQU, ubicata nei sotterranei del Forte spagnolo), sono state conteggiate oltre 10.000 scosse.

Perché proprio li? L'area interessata dall'innesco del sisma è una delle tante aree sismiche dell'Appennino, classificata a livello 2 della scala di riferimento del rischio sismico. Il meccanismo di rottura è di tipo normale, con presumibile piano di rottura orientato a 122 gradi rispetto al nord. In figura è riportata l'orientazione della faglia in corrispondenza dell'epicentro. Secondo le leggi di scala, le dimensioni della rottura sismica sono di circa 12 km in lunghezza e 9 km in larghezza; la sua posizione nella mappa è stata arbitrariamente centrata nell'epicentro, ma questo potrebbe essere anche un estremo della rottura, che si sarebbe eventualmente diretta completamente a nord o a sud. Accettando questa soluzione per la rottura, la città di L'Aquila ha visto la rottura sismica avanzare verso di essa e verosimilmente ricevuto uno scuotimento superiore rispetto ad un sito equidistante dall'epicentro, ma posto dall'altra parte della faglia.  

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