Colonnine per auto elettriche: quante sono e chi le gestisce
In Italia aumentano i punti di ricarica, ma scarseggiano lungo le autostrade e nel Meridione. Cosa c’è da sapere sugli operatori e sulle velocità di ricarica.
Pubblicato da
Simone Fant
in data
30/08/2022 - 09:41
4 min. di lettura
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Centraline per caricare le auto elettriche, quante sono e chi le gestisce
Tecnicamente si
chiamano punti di ricarica. In gergo sono diventate le "colonnine", che hanno il
compito di alimentare con energia elettrica i veicoli della transizione
ecologica. Dopo lo stop del Parlamento europeo alla vendita di nuove auto e
furgoni a motori termici (benzina, diesel, gpl e ibride) a partire dal 2035 - a
meno di clamorosi dietrofront - le auto elettriche rappresenteranno parte del
futuro di una mobilità a minor impatto climatico. La decisione di Strasburgo rientra
nei quattordici provvedimenti inseriti dalla Commissione europea nel pacchetto
Fit for 55, che si pone l'obiettivo di ridurre le emissioni del 55% entro il
2030.
Secondo la stima
realizzata dalla società di consulenza McKinsey, per centrare il target serviranno
6,8 milioni punti di ricarica per la mobilità elettrica entro il 2030. Questo
significherebbe installare in media 14mila colonnine alla settimana, ovvero più
di sette volte gli attuali 2mila. Insomma spunteranno come funghi nelle città e
nelle stazioni di servizio; nei garage delle case e nei parcheggi aziendali. Attualmente
ci sono 26mila punti di ricarica auto in Italia, suddivisi in 13.233
infrastrutture (stazioni o colonnine), dislocati su 10.503 location accessibili
al pubblico. Un numero non deludente: per Motus-E, se si calcola il rapporto tra numero di infrastrutture di ricarica e
numero di veicoli elettrici, l'Italia è sopra la media europea ed è seconda
soltanto ai Paesi Bassi.
Differenze i
potenza - Una distinzione
importante da considerare riguarda la potenza e la velocità del rifornimento. Esistono
colonnine per la ricarica in corrente alternata e quelle per la ricarica in
corrente continua, detta anche ultrarapida. La rete di ricarica pubblica si
differenzia quindi nella potenza erogata. Mentre la ricarica standard - che si
divide in lenta (3-7 kW) e rapida (11-22 kW) - è da privilegiare nei contesti
urbani, la ricarica veloce o ultraveloce
raggiunge una potenza superiore ai 50 kW (con nuove soluzioni che raggiungono i
350 kW) ed è pensata per soste in contesti extraurbani come le autostrade. Qui
l'Italia è in colpevole ritardo. Oggi si contano soltanto 1,2 punti di ricarica
veloce o ultraveloce ogni 100 km di rete autostradale. Secondo i dati forniti
da Enel X, solo 11 aree di servizio mettono a disposizione punti di ricarica
rapida (escluse quelle di Tesla). La gran parte delle rimanenti colonnine
ultrafast si trova nei parcheggi di scambio fuori dai caselli.
Il report di
Motus-E fa notare anche un'altra criticità: circa il 57% circa delle
infrastrutture sono distribuite nel Nord Italia, il 23% nel Centro, mentre solo
il 20% nel Sud e nelle Isole. La Lombardia che da sola possiede il 17% di tutti
i punti è la regione sui cui si è investito di più. Seguono nell'ordine Lazio e
Piemonte con il 10% a testa, Veneto ed Emilia-Romagna al 9% e la Toscana
all'8%. Mentre la città italiana con più colonnine di ricarica è Roma, con
1.673, Milano è seconda con 717. Chissà se con i fondi del PNRR - 750 milioni
di euro per l'installazione di 21.400 punti di ricarica veloce ed ultraveloce
entro la fine del 2025 - si riuscirà a colmare questo gap tra Nord e Sud
Dove trovarle e quali
sono i principali operatori - Per coloro che
vorrebbero acquistare un'auto elettrica ma si preoccupano di dove trovare i
punti di ricarica, ci sono diverse app e siti web che offrono mappe
interattive. Uno di questi è quello e-Station,
una delle prime aziende in Italia a mappare stazioni di servizi e piazzole di
ricarica. Per quanto riguardo i pagamenti gli operatori offrono il servizio di
ricarica con l'interoperabilità: in sostanza se si ricarica con una colonnina
dell'operatore X si può pagare l'energia ad un operatore Y, con il quale magari
si ha l'abbonamento. In questo caso occorre specificare che la ricarica avviene
per mezzo di una card a chip RFID (Radio-Frequency Identification), fornita
dall'operatore.
Le aziende che
operano sul territorio italiano sono tante. La più grande, con oltre 13mila punti
di ricarica, è Enel X Way la cui
energia proviene al 100% da fonti rinnovabili. BeCharge,
di Plenitude, può contare su 5.752 punti di ricarica di proprietà. La rete di
ricarica di Tesla è dedicata solo ai propri veicoli, mentre A2A offre una nuova
tipologia di colonnine Ultra Fast con potenza fino a 350 kW che rende possibile
effettuare ricariche rapidissime.
Ci si potrebbe
chiedere per quanto tempo gli utenti possono usufruire del servizio tenendo
occupato il punto ricarica. In contesti urbani affollati come quelli del Comune
di Milano, A2A ha pensato ad aree in cui si paga a tempo. Infatti presso le
Isole Digitali la ricarica è gratis fino a 3 ore e costa 0,166 euro/min dalla
quarta ora in poi. Anche Acea Energia e-mobility, nel caso di sosta oltre il
termine di 60 minuti dopo la fine della ricarica, applica dei costi aggiuntivi
per l'occupazione della piazzola.
Se volete invece
ricaricare la vostra auto a domicilio c'è il servizio on demand di E-GAP, eseguito tramite e-van. Attivo a
Milano, Roma, Bologna e da marzo 2022 a Torino, sarà presto disponibile in
molte altre città italiane ed europee. Sul tema costi, tutti i player del
settore offrono abbonamenti e tariffe diverse. Mediamente Si va dagli 0,40/
0,45 euro al kW per le ricariche a bassa potenza (fino a 11 kW) e da 0,50/0,60
euro per kW per quelle da 22 kW, salendo a 0,79 per le ricariche ad alta
potenza.