El Niño: perché gli effetti in Europa sono molto diversi dal Pacifico
El Niño è in fase di sviluppo e le ultime previsioni del NOAA mostrano una probabilità molto elevata di formazione entro l’estate 2026. Secondo gli ultimi aggiornamenti, la probabilità supera ormai l’80%, mentre tra gli scenari possibili compare anche un evento forte o molto forte.
Il fenomeno ha effetti globali, ma le conseguenze cambiano molto a seconda delle aree del pianeta. Nel Pacifico equatoriale tropicale, dove El Niño nasce, gli effetti sono diretti. È qui che il fenomeno esercita la sua influenza principale: l’oceano si scalda più del normale e l’atmosfera reagisce immediatamente sopra quelle acque più calde. Di conseguenza cambiano temporali tropicali, piogge, venti e circolazione atmosferica. Ad esempio, lungo le coste di Perù ed Ecuador aumentano spesso piogge intense e rischio alluvioni. Tra Indonesia e Australia tende invece ad aumentare il rischio di siccità e incendi, mentre nel Pacifico tropicale cambiano posizione e intensità delle aree temporalesche.
Anche su parte del Nord America il jet stream può modificarsi, favorendo configurazioni più umide o miti. Cambia inoltre lo shear del vento tropicale: questo tende a favorire la formazione dei cicloni nel Pacifico orientale e a ridurne la probabilità sull’Atlantico.
In Europa, invece, il collegamento è molto più debole e indiretto. Il segnale di El Niño si propaga attraverso onde planetarie, un po’ come le onde generate da un sasso lanciato in uno stagno. Man mano che questo segnale attraversa il pianeta viene però deformato dalla variabilità atmosferica che incontra alle medie latitudini: NAO, jet stream, blocchi anticiclonici, vortice polare e dinamiche del momento possono modificare o attenuare queste onde.
Per questo motivo la risposta de El Niño in Europa non è mai univoca. Può favorire alcune configurazioni atmosferiche, aumentandone la probabilità, ma non determina automaticamente caldo, freddo o pioggia sul continente europeo. In Europa quindi non esiste una relazione causa-effetto diretta come nel Pacifico tropicale. Questo significa che eventuali fasi calde durante El Niño non possono essere attribuite automaticamente al fenomeno; il segnale ENSO può favorire alcune configurazioni atmosferiche, ma il risultato finale dipende sempre dalla variabilità euro-atlantica del momento.
Gli effetti più evidenti alle medie latitudini tendono inoltre a comparire soprattutto durante il successivo inverno boreale, quando El Niño raggiunge generalmente la sua fase più matura e le teleconnessioni atmosferiche diventano più efficienti.
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