1 agosto 2019
ore 8:17
di Andrea Vuolo
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 Per tutti

AGGIORNAMENTO MERCOLEDÌ 31 AGOSTO

Continuano gli incendi che da oltre un mese stanno devastando vastissime zone oltre il Circolo Polare Artico, in particolare Alaska e Siberia. Si tratta di circa un centinaio di roghi secondo il Cams, Copernicus Atmosphere Monitoring Service che avvengono puntualmente ogni anno in questo periodo, ma che a differenza degli scorsi sono iniziati un mese in anticipo , durano più a lungo e risultano più estesi ed intensi. Una delle conseguenze più devastanti è che immettono nell'atmosfera un enorme quantitativo di CO2 e solo nel mese di giugno la quantità emessa è pari a quella che un paese come la Svezia emette in un anno.

Alaska e Siberia sono le zone più colpite dai roghi di quest'estate, ma in misura minore è coinvolta anche la Groenlandia, come si può notare dalle immagini satellitari che mai come in questi giorni riescono a fotografare così nitidamente il fenomeno. Ad alimentare il fenomeno, innescato da fulmini caduti ad inizio stagione, sono le alte temperature che rendono secchi terreni e vegetazione, esponendoli al proliferare gli incendi e accelerando notevolmente la fusione dei ghiacci artici.


AGGIORNAMENTO MARTEDÌ 30 AGOSTO

DEVASTANTI INCENDI SUL CIRCOLO POLARE ARTICO - Dalla Siberia all'Alaska, dal Canada alla Scandinavia: centinaia di incendi stanno interessando e devastando il territorio del Circolo Polare Artico: in molte zone i Vigili del Fuoco hanno addirittura alzato bandiera bianca. Gli incendi potrebbero essere causati dai fulmini dei temporali dei giorni scorsi e favoriti dalle estreme temperature raggiunte nelle ultime settimane in tutto il Circolo Polare Artico. Le nubi di fumo degli incendi, che tra l'altro stanno rilasciando enormi quantità di biossido di carbonio nell'atmosfera (aumentando ulteriormente la temperatura dell'aria), sono così vaste e alte che possono essere viste anche dai satelliti meteorologici nello spazio. Al momento ci sono oltre cento incendi attivi tra Russia, Penisola scandinava, Groenlandia e Alaska, ma fortunatamente la maggior parte delle zone colpite si trova lontana dai centri abitati. Solo a giugno gli incendi hanno rilasciato circa 50 Megatonnellate di CO2, ovvero l'equivalente delle emissioni di tutta la Svezia in un anno.

GROENLANDIA: CALDO ANOMALO IN ARRIVO, FUSIONE DEI GHIACCI ACCELERATA - Occhi puntati sulla Groenlandia dove le temperature stanno risultando superiori alle medie del periodo anche di oltre 6/7°C. Il promontorio anticiclonico che verso la fine della scorsa settimana ha portato un'eccezionale ondata di caldo su mezza Europa (localmente anche di portata storica), ha ormai raggiunto le estreme latitudini settentrionali europee portandosi fin sulla Groenlandia, pilotando masse d'aria decisamente calde per queste aree, causando dunque un'anomalia termica davvero notevole. Una pessima notizia per il ghiaccio superficiale che probabilmente risentirà di questa imponente avvezione di aria calda con una rapida ed estesa fusione giornaliera dei ghiacci. Le simulazioni modellistiche mostrano infatti un evento di fusione molto esteso sul territorio groenlandese. Si ripresenta infatti il tipo di circolazione che quest'anno è una caratteristica prevalente, ovvero caratterizzata dall'indice NAO negativo. A tale situazione andrà invece contrapponendosi una circolazione depressionaria a carattere freddo sulla Russia, dove le temperature risulteranno decisamente basse, segnatamente sul comparto settentrionale.

Temperature previste nei prossimi giorni. Ecco i dettagli grafici.

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