L'attuale fase più stabile e mite non sembra destinata, almeno per ora, a caratterizzare il resto di aprile. Le proiezioni a medio termine mostrano infatti il possibile ritorno di una circolazione più dinamica sul Mediterraneo già da metà mese.
Aprile si svilupperebbe in almeno due fasi distinte. La prima, successiva all'attuale parentesi anticiclonica, vedrebbe un indebolimento dell'alta pressione e una maggiore esposizione del Mediterraneo centrale a influssi più instabili, favoriti da un abbassamento dei geopotenziali sull'Europa meridionale.
Nella settimana tra il 13 e il 20 aprile, l'Italia tornerebbe a trovarsi più facilmente lungo il bordo di scambi meridiani e ondulazioni del flusso atlantico, con un aumento dell' instabilità e delle precipitazioni. Secondo il modello, le anomalie pluviometriche più marcate riguarderebbero soprattutto il Centro-Sud, aree dove risulterebbe più probabile anche la genesi di ciclogenesi mediterranee. Questo tipo di configurazione sarebbe coerente anche con un temporaneo ritorno a temperature più contenute, o localmente inferiori alla media.
Nell'ultima decade del mese, invece, i modelli iniziano a mostrare un assetto più alto di geopotenziale sull'Europa, con effetti più evidenti anche sul Mediterraneo. Se questa tendenza trovasse conferma, il risultato sarebbe un contesto più mite, meno esposto agli affondi perturbati e mediamente meno piovoso rispetto alla fase precedente, in modo più coerente con la climatologia del periodo.
Il vortice polare è ormai avviato, come tutti gli anni in questo periodo, verso il proprio collasso definitivo e verso la progressiva affermazione della circolazione stratosferica estiva. Questo non determina automaticamente il tempo al suolo, ma contribuisce a rendere il quadro generale meno lineare e più aperto a configurazioni ondulate e meno bloccate.