Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un'ondata di calore marino sull'Atlantico nord orientale, nello specifico tra il Golfo di Biscaglia, le coste francesi e le isole britanniche. Si tratta di una delle ondate di calore marino più intense e durature mai osservate in queste aree all'inizio della stagione. Questo è accaduto nonostante il 2025 sia complessivamente meno caldo del 2023, anno che ha segnato il record di calore oceanico. Una anomalia così forte e precoce nel Nord Atlantico è più insolita rispetto a quanto avviene nel Mediterraneo.
L'attuale ondata di calore marino si è sviluppata sotto un blocco anticiclonico persistente sull'Europa occidentale, caratterizzato da cieli sereni, venti molto deboli, scarso rimescolamento marino e forte soleggiamento. Questo cocktail atmosferico impedisce il raffreddamento del mare, che si comporta come una pentola lasciata sul fuoco senza coperchio né mescolamento: la superficie si scalda rapidamente.
È fondamentale chiarire che il cambiamento climatico non causa direttamente eventi come questo, ma ne esaspera intensità e frequenza. Oggi l'oceano è già mediamente di 1 °C più caldo rispetto al periodo preindustriale e risulta più stratificato: il calore si concentra nei primi metri superficiali, dove rimane intrappolato. In altre parole, il cambiamento climatico alza il punto di partenza su cui agisce la variabilità naturale. Quando le fluttuazioni interne del sistema Terra si allineano con questo fondo più caldo, si raggiungono anomalie da record, impossibili in un clima preindustriale.
Le ondate di calore marine non sono solo una conseguenza dei blocchi atmosferici ma possono anche rinforzarli attraverso un feedback positivo. Questo ciclo di retroazione positiva tra oceano e atmosfera può determinare una maggiore persistenza delle condizioni meteo anomale: ondate di calore, siccità e stagnazione dell'aria. Oltre agli effetti atmosferici, le ondate di calore marino come quella in corso nel Nord Atlantico hanno conseguenze dirette sugli ecosistemi marini.