Si è chiuso un mese di giugno molto caldo, con anomalie diffuse tra +2 e +3°C rispetto alla media. Diverse città hanno superato i 36-38°C con picchi fino a 40°C, le notti tropicali sono state frequenti e, in molte aree, il caldo è stato afoso, persistente e difficile da sopportare.
Giugno 2003 resta il mese di giugno più caldo mai registrato in Italia. Ma continuare a usare quel mese come unico termine di paragone è un errore di prospettiva e rischia di farci sottovalutare quanto sta accadendo oggi. Quando si alza troppo il livello del confronto, tutto ciò che non è come il 2003 viene automaticamente percepito come normale, anche se, solo pochi decenni fa, sarebbe stato considerato eccezionale. In parole povere: ci si abitua al caldo, e si finisce per sottovalutare il cambiamento in corso. Finché non arriva un altro evento ancora più estremo a rinfrescarci la memoria. Si chiama assuefazione climatica.
Il cambiamento climatico non si vede solo con i record. Non serve battere ogni volta tutti i primati per capire che qualcosa sta cambiando. Il vero segnale è nella frequenza e nella tendenza: mesi eccezionalmente caldi stanno diventando sempre più frequenti, quasi ogni anno.Dal 2003 a oggi, abbiamo avuto diversi mesi di giugno molto caldi: 2017, 2019, 2022, tutti mesi con anomalie marcate, ondate di calore precoci o prolungate, e condizioni che un tempo avremmo definito rare. Oggi, invece, sono il nuovo volto dell'estate europea.
Nel 2003 le temperature si confrontavano con medie più fredde, quelle del trentennio 1961-1990. Oggi, invece, usiamo medie più recenti (1991-2020), già influenzate dal riscaldamento globale. Un'anomalia di +3°C oggi è più forte di quanto sembri, perché parte da una base già più calda. Se il 2003 si verificasse oggi, sarebbe ancora più estremo. E se giugno 2025 fosse accaduto trent'anni fa, lo avremmo vissuto come un evento molto eccezionale.
Giugno 2025 non è stato come il 2003, è vero, ma non deve esserlo per essere significativo. Il vero segnale è nella tendenza: mesi sempre più caldi, sempre più frequenti, sempre più 'normali'. E quando il caldo anomalo diventa la regola, allora sì, il clima è cambiato davvero. Solo che, presi dall'assuefazione, rischiamo di non accorgercene più. Un po' come la metafora delle rane nella pentola: se l'acqua si scalda lentamente, non saltano fuori. Rimangono lì, finché non è troppo tardi.