Dopo l'anticiclone dai tratti quasi estivi che ha dominato la fine di aprile, il mese di maggio ha cambiato passo. L'alta pressione si è defilata, lasciando spazio all'ingresso sul Mediterraneo di correnti più fresche e instabili, responsabili del ritorno di rovesci e temporali sparsi.
La situazione meteo non mostra grandi variazioni nelle prossime due settimane, almeno nelle sue linee generali. Appare dunque improbabile un ritorno alla stabilità in tempi brevi fino al 15 del mese, con le temperature che si presentano anche sotto la media in Italia e non solo. Questo non vuol dire che pioverà sempre ma che ci saranno più occasioni per le precipitazioni.
Siamo in una fase in cui l'atmosfera appare statica nei suoi schemi, e questo non è un caso. Con l'avanzare della stagione, infatti, le onde planetarie, quei grandi movimenti ondulatori che regolano le alte e basse pressioni, tendono naturalmente ad allungarsi. È un fenomeno tipico della primavera inoltrata: la corrente a getto si indebolisce e si alza di latitudine, mentre le configurazioni atmosferiche diventano più lente, ampie e meno mobili. Questo favorisce anche piccoli arretramenti delle alte pressioni, che tendono a posizionarsi più a ovest rispetto ai mesi precedenti.
Per rompere questo equilibrio servirebbe una forzatura a larga scala, che attualmente manca. Senza un contributo deciso, l'atmosfera non riceve stimoli sufficienti per riorganizzarsi. Questa situazione di blocco prolungherebbe inoltre la siccità sul centro nord Europa.
A completare il quadro, nelle alte latitudini persiste un residuo del vortice polare: non è più dominante come in inverno, ma è ancora abbastanza presente da frenare l'evoluzione stagionale e mantenere una certa inerzia nel sistema atmosferico. Questa dinamica contribuisce anche alla discesa di masse d'aria fredda verso il Centro-Nord Europa e la Russia.