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Meteo. Persistente anomalia di pressione; variabilità naturale o segnale del clima che cambia?

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in data
18/02/2026 - 06:44
2 min. di lettura
Livello - Per tutti
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marcata anomalia di pressione
marcata anomalia di pressione
Un regime atmosferico persistente ha lasciato una traccia netta nelle medie dell'ultimo mese: una marcata anomalia negativa di pressione sull'Atlantico e sull'Europa occidentale, con storm track più bassa del normale e una sequenza coerente di saccature atlantiche. il risultato è stato un ripetersi di fasi perturbate tra gennaio e febbraio su Europa occidentale e Mediterraneo.  È semplice variabilità naturale?
Questo episodio, da solo, non è una prova del cambiamento climatico. È però un caso utile per discutere la domanda giusta: il riscaldamento globale può aver reso più probabile, più persistente o più intenso un regime di questo tipo?
Dal punto di vista dinamico, la configurazione rientra nella variabilità naturaleDal punto di vista dinamico, la configurazione rientra nella variabilità naturale del settore euro-atlantico. La persistenza della storm track e la sequenza di saccature dipendono dalla traiettoria media del getto, dalla propagazione/rottura delle onde e dall'evoluzione interna della troposfera: sono meccanismi che possono produrre regimi longevi anche in assenza di forcing antropico.
Persistenza e profondità della anomalia non sono la stessa cosa Persistenza e profondità della anomalia non sono la stessa cosa e non hanno lo stesso grado di legame col contesto climatico. Sulla persistenza (quanto dura un regime) la letteratura sull'area euro-atlantica non è conclusiva: è un tema ancora discusso. Sulla profondità e sugli impatti, invece, il legame col contesto termodinamico è più diretto: in un'atmosfera più calda c'è in media più vapore acqueo e, con oceani più caldi, cambia il serbatoio energetico a disposizione delle perturbazioni. Questo non crea la saccatura, ma può aumentare il potenziale precipitativo e favorire intensità maggiori degli episodi quando la dinamica continua a riproporre la stessa traiettoria perturbata.
La mappa media non è un singolo evento eccezionale: è la somma di episodi simili ripetuti lungo la stessa linea guida del flusso. Quando la storm track resta più bassa per giorni o settimane, diventa naturale vedere rotture d'onda cicloniche consecutive e saccature che si rincorrono. La media finale amplifica il segnale e può dare l'impressione di un'anomalia unica, mentre spesso fotografa l'effetto cumulativo di una sequenza coerente.
Per questo la domanda corretta non è 'questa configurazione è stata causata dal cambiamento climatico?', ma 'In un clima che si riscalda, stanno cambiando la frequenza, la durata e l'intensità degli episodi di questa famiglia, e con quali conseguenze?'. Rispondere davvero richiede un livello di analisi diverso dalla lettura sinottica: serie storiche e statistiche sui regimi, e soprattutto studi di attribuzione basati su grandi ensemble che confrontano mondi simulati con e senza forcing antropico. È lì che si può quantificare se e quanto cambia la probabilità di sequenze persistenti e quanto cambiano gli impatti associati.
La dinamica che ha prodotto la mappa è variabilità atmosferica. Il cambiamento climatico entra come contesto probabilistico e come amplificatore di alcuni effetti, non come causa unica della singola configurazione. E la misura del suo ruolo non sta in una mappa, ma in come cambiano le statistiche nel tempo
pattern medio a 500 hPa tra gennaio e febbraio
pattern medio a 500 hPa tra gennaio e febbraio
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