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Meteo. Verso lo Split del vortice polare a marzo: quale evento e soprattutto quale impatto?

Pubblicato da
in data
28/02/2026 - 08:57
2 min. di lettura
Livello - Per tutti
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emisfero dallo spazio
emisfero dallo spazio
I modelli numerici continuano a confermare che nei primi giorni di marzo, nella stratosfera, lo strato dell'atmosfera che si trova a circa 30 chilometri di quota, i venti che ruotano attorno al Polo Nord potrebbero invertirsi e il vortice polare potrebbe dividersi in due dando origine allo Split del Vortice Polare. È la condizione tecnica che la World Meteorological Organization utilizza per definire un Major Sudden Stratospheric Warming, cioè un forte riscaldamento stratosferico con inversione dei venti.
Se l'evento venisse confermato, sarebbe il secondo evento della stagione 2025/26: a fine novembre si era già verificato un episodio simile, seppur debole, e con effetti non incisivi. Due inversioni dei venti stratosferici nello stesso inverno sono rare, ma non eccezionali, in media accade circa una volta ogni dieci anni.
Siamo però a marzo. Se dopo l'inversione questi venti stratosfericii non tornassero più alla configurazione tipica per almeno dieci giorni consecutivi, l'evento potrebbe essere classificato come Final Stratospheric Warming, cioè il riscaldamento finale che segna la fine (fisiologica) del vortice polare invernale e l'avvio della circolazione stratosferica primaverile. In questo caso non si parlerebbe di secondo evento invernale, ma di chiusura anticipata del vortice polare.
split del vortice polare nei primi giorni di marzo
split del vortice polare nei primi giorni di marzo
Che cosa cambia per noi? Un forte riscaldamento stratosferico può, in alcuni casi, aumentare la probabilità di configurazioni atmosferiche più ondulate e di fasi fredde alle medie latitudini, ma solo se il disturbo riesce a influenzare gli strati più bassi dell'atmosfera, dove si sviluppa il tempo che viviamo ogni giorno. L'equazione che Split del vortice polare comporti automaticamente freddo e neve non è verificata. (Qui troverai alcuni falsi miti sullo split del vortice polare)
Un riscaldamento finale o Final Warming, invece, fa parte della normale transizione del vortice polare verso il semestre estivo: può ancora avere effetti sulla circolazione, ma in genere più attenuati, perché con l'avanzare della stagione diminuisce l'energia disponibile per grandi irruzioni fredde.
La vera domanda, quindi, non è soltanto se ci sarà lo split del vortice ma se l'inversione dei venti sarà duratura e se il segnale riuscirà a influenzare anche l'atmosfera più bassa. Da questa distinzione dipende la differenza tra un fenomeno confinato in alta quota e un episodio capace di lasciare un segno concreto sul tempo delle prossime settimane.
venti zonali a 10 hPa
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