Il blackout iberico del 28 aprile ha fatto il giro del mondo. Intere regioni al buio, trasporti nel caos, ospedali in difficoltà e popolazione terrorizzata. L'origine? E' stato tirato in ballo di tutto, da strani eventi meteorologici fino ad un attacco Hacker ma la autorità hanno smentito, non si è trattato ne dell'uno ne dell'altro, ma di un guasto "di sistema". Una spiegazione che lascia aperti molti interrogativi, senza un colpevole che probabilità ci sono che l'evento torni a verificarsi in modo del tutto casuale? Proprio una settimana prima dell'incidente la Spagna aveva raggiunto e ufficializzato il raggiungimento del 100% di energia rinnovabile, una coincidenza? Forse no!
Nell'immaginario collettivo, le fonti rinnovabili sono spesso viste come una panacea. Energia pulita, inesauribile, amica del clima. Ma dietro questa visione si nasconde un paradosso sempre più evidente. Più ci affidiamo al sole e al vento, più la rete elettrica rischia di diventare instabile, se non si corre ai ripari con infrastrutture adeguate.Le rinnovabili sono per natura discontinue. Il sole non splende sempre, e il vento non soffia con regolarità. Questa variabilità crea flussi irregolari di energia nella rete, che deve bilanciare in tempo reale domanda e offerta. Basta uno sbilanciamento anche minimo, ad esempio un picco di consumo imprevisto in una giornata nuvolosa, perché si inneschino instabilità, cadute di tensione e nei casi peggiori, blackout a cascata.
Il problema si aggrava per carenza di sistemi di accumulo: gran parte dell'energia in eccesso prodotta durante il giorno non può essere immagazzinata e resta inutilizzata. E quando serve, spesso non c'è. Senza batterie su larga scala, impianti di pompaggio o tecnologie di stoccaggio innovative, l'energia verde arriva quando vuole, non quando serve.
A complicare tutto c'è la rete elettrica, obsoleta per un mondo che non esiste più. Il sistema Spagnolo, come molti in Europa (anche quello italiano), è nato in un'epoca in cui poche centraliproducevano energia e la inviavano ai consumatori. Oggi, invece, siamo circondati da piccoli impianti solari, eolici, domestici e industriali, che immettono energia in rete da ogni direzione. Ma la rete non è pronta a gestire questa complessità, manca l'intelligenza, mancano sensori, automazione, software, tutto ciò che serve per far fronte a un sistema distribuito e fluido.
E infine, c'è il nodo politico. La transizione ecologica procede a tappe forzate, spinta da obiettivi ambiziosi e benintenzionati. Ma gli investimenti infrastrutturali e i tempi della burocrazia non seguono lo stesso passo. Il rischio è quello di costruire una nuova casa energetica sopra fondamenta vecchie e traballanti.
Se non si interviene rapidamente potenziando la rete, investendo nell'accumulo e digitalizzando il sistema l'energia pulita rischia di diventare energia fragile. E quando la luce si spegne, il problema non è più solo tecnico ma politico, sociale, economico e ora come ora, non possiamo permettercelo.