COP28: come è messa l'Italia sul piano della decarbonizzazione?
A COP28 i negoziatori
stanno finendo di accordarsi su quali obiettivi intraprendere nel
breve e lungo periodo per frenare l'aumento di temperatura a non
oltre 1.5°C. Gli Stati sembrano però non essere d'accordo sugli
impegni necessari: i petrostati insieme a Russia e India si sono
opposti all'eliminazione delle fossili nel prossimo futuro,
puntando a ridurre il consumo che la produzione di combustibili
fossili, ma a raggiungere la neutralità climatica solo intorno al
2050.
Obiettivi totalmente
disallineati con la scienza. Per non superare la soglia del +1,5°C
si dovrebbe infatti avere una riduzione di circa il 45% in termini di
emissioni di gas serra entro il 2030, mentre quello che sta
succedendo è che stiamo andando a un +9% di emissioni al 2030
rispetto al 2010. È quindi necessario un impegno congiunto da parte
di tutti gli Stati per dismettere le fonti fossili e mettere in atto
la transizione energetica ed ecologica. La nota positiva è che a
COP28 la maggior parte dei Paesi si è allineato con la volontà di
triplicare la capacità di energia rinnovabile e raddoppiare
l'efficienza energetica al 2030. Tra questi c'è anche l'Italia.
E dunque a che punto è
l'Italia nella transizione ecologica?
Si sta muovendo nella
direzione necessaria, ma non abbastanza velocemente. Da una parte è
aumentata la capacità rinnovabile installata nel nostro paese, tanto
che nel primo semestre del 2023 si è visto un aumento del 120%
rispetto al 2022. Ma questo non risulta sufficiente. Nel
rapporto annuale di Germanwatch, CAN e NewClimate Institute sulla
performance climatica dei principali paesi del pianeta, si legge
infatti come il Belpaese abbia fatto un passo indietro sulle sue
performance, scendendo dal 29° al 44° posto della classifica. Il
rapporto intreccia le emissioni di gas climalteranti, l'energia
rinnovabile installata, l'uso dell'energia e le politiche in
materia di clima. Se per i primi tre punti l'Italia si trova tra il
27° e il 37° posto (37° per le emissioni...), in fatto di
politiche è al 58°. Il PNIEC, il Piano Nazionale Integrato Energia
e Clima, che dovrebbe essere lo strumento principale per rendere
concreta la transizione, manca ancora della forza attuativa per
indirizzare efficacemente le politiche.
Come si legge nel
Rapporto tecnico di Ecco sul PNIEC, il Piano dovrebbe fornire un
quadro su 'come' agire. "Come coinvolgere i territori e gli
enti di governo o tutti i soggetti che devono esserlo? Come
finanziare la transizione? Come valutare e governare gli impatti
socioeconomici delle misure proposte per massimizzare i benefici e
minimizzare i rischi della transizione?" Eppure il rapporto della
Corte dei Conti dell'Unione Europea, riferendosi al Piano italiano,
indica che mancano queste informazioni e per questo è difficile
valutare se gli obiettivi possano essere raggiunti. L'Italia,
nonostante alcune delle politiche siano state finanziate (ad es.
politiche promozione efficienza energetica degli edifici), già oggi
non rispetta l'obiettivo di riduzione nazionale delle emissioni per
oltre 10MtCO2eq.
Da una parte il Paese sta
investendo ancora in nuove infrastrutture per l'estrazione di gas
naturale. Il gas è dal 2021 la prima fonte emissiva di CO2 in Italia
e gli investimenti in questo settore si pongono in direzione opposta
rispetto alla uscita dai combustibili fossili e agli obiettivi
climatici posti dall'Unione Europea. Il governo di Giorgia Meloni,
in linea con i precedenti, punta su questo combustibile con l'intento
di diventare "un hub europeo del gas", mentre il ministro
dell'ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin
spiega questa scelta come garanzia della sicurezza energetica del
paese. Se ci fossero le misure adeguate per sviluppare le rinnovabili
e l'efficienza energetica, i pozzi, gasdotti o rigassificatori non
sarebbero necessari, dato che hanno tempi di realizzazione ben
superiori al solare ed eolico. Un altro ostacolo arriva però dai
processi autorizzativi per le energie rinnovabili, che sono ancora
molto lenti. Solo un quarto delle pratiche autorizzative per gli
impianti di grande scala richiesti nel 2022 è stato approvato.
Seguendo l'andamento della prima metà del 2023, l'intero anno in
corso dovrebbe chiudersi con 3,6 GW autorizzati. Un dato largamente
insufficiente se si vogliono perseguire gli obiettivi al 2030, ovvero
di installare oltre 70 GW. Il Piano Energia e clima dovrà quindi
essere lo strumento di riferimento per un percorso di trasformazione
della nostra economia verso il 2050, un piano che deve essere
ambizioso e diretto a tutta velocità verso una reale transizione
ecologica.