PRIMO SEMESTRE DEL 2024, IL PEGGIORE DEGLI ULTIMI 20 ANNI SUL FRONTE DEGLI INCENDI IN AMAZZONIA - E' quanto si evince dalle analisi satellitari con 13.489 roghi registrati, il più delle volte causati dalle attività umane soprattutto legate all'attività agricola (a discapito invece del contributo naturale all'innesco dovuto ai fulmini, comunque significativo). Si tratta di un incremento notevole rispetto al primo semestre del 2023, di ben 61%. Di fatto da quando è stato istituito l'INPE (National Institute for Space Research) nel 1998, solo due anni sono stati peggiori relativamente al primo semestre: il 2003 con ben 17.143 roghi e il 2004 con 17.340.
Una brutta notizia che mette in ombra una bella che riguarda invece la deforestazione, il cui tasso sta diminuendo anche significativamente: sempre secondo i dati INPE, la superficie amazzonica soggetta a deforestazione è diminuita del 42% rispetto al 2023, considerando il periodo che va dal 1 gennaio al 21 giugno. Tuttavia la devastante siccità del 2023 che porta gli strascichi anche nel 2024 ha reso la foresta particolarmente vulnerabile agli incendi, con ridotta evapotraspirazione e maggiore presa delle fiamme (siano esse di origini umane o naturali come i fulmini) sulla vegetazione già di per sè sofferente.
La situazione in tal senso è particolarmente critica in due specifiche aree in larga parte comprese nel Brasile: il Pantanal, che costituisce una delle più grandi aree ricoperte da foresta pluviale oltre ad essere casa di una fauna importantissima tra milioni di caimani, pappagalli, lontre giganti e la più alta densità di giaguari al mondo, nonchè la savana del Cerrado. Il dato del Pantanal è semplicemente impressionante: da gennaio a giugno sono stati individuati 3.538 roghi, il 2000% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nonché circa il 40% in più rispetto al precedente record negativo del 2020. Solamente nel mese di giugno sono stati registrati 2639 incendi, ben sei volte tanto il precedente record mensile. Il fatto ancora più preoccupante è che solitamente il picco degli incendi si registra nella seconda metà dell'anno, in particolare a settembre, quando si è nel pieno della stagione secca naturale: è dunque plausibile che la situazione peggiori ulteriormente nei prossimi mesi. Eventualità che ha costretto lo stato del Mato Grosso, che ospita gran parte del Pantanal, a dichiarare lo stato di emergenza e a pianificare un'estesa copertura di vigili del fuoco sul territorio.
Per quanto riguarda invece il Cerrado, una delle tre savane più grandi del mondo insieme a quella africana e australiana, da gennaio a giugno sono stati individuati 13.229 incendi, un numero del tutto analogo a quello dell'Amazzonia. Ricordiamo che il Cerrado ricopre un'area grande quanto Italia, Francia, Germania, Spagna e Inghilterra messe insieme.