Piogge chimiche determinate dai sostituti dei CFC per proteggere lo strato di Ozono, sono dannose per la salute
Ve lo ricordate il buco dell'Ozono e la gigantesca operazione mondiale di eliminazione dei clorofluorocarburi (protocollo di Montreal del 1987)ritenuti i principali responsabili della sua apertura? Una ricerca coordinata dalla Lancaster University ha evidenziato che da almeno vent'anni una pioggia composta da acido trifluoroacetico (TFA) ricade su tutta la superficie terrestre, perfino sull'Artico, essa proviene dai gas refrigeranti che hanno sostituito i CFC per proteggere lo strato di ozono. Gli idroclorofluorocarburi e gli idrofluorocarburi usati in frigoriferi, climatizzatori, schiume isolanti e altri dispositivi si disperdono nell'atmosfera, dove si degradano trasformandosi in TFA, un PFAS (residuo chimico) a catena corta persistente che si scioglie nelle nuvole e ritorna al suolo con le precipitazioni anche a migliaia di chilometri dalla fonte.
Secondo i modelli pubblicati su Geophysical Research Letters, tra il 2000 e il 2022 ne sono state depositate circa 335.500 tonnellate, con quantità annue più che triplicate. Il confronto con carote di ghiaccio artico e campioni di pioggia conferma che quasi tutto il TFA polare deriva proprio da questi sostituti dei CFC, mentre alle medie latitudini potrebbe contribuire anche il refrigerante automobilistico che si converte in TFA molto rapidamente vicino alle aree urbane. Sebbene gli accordi internazionali ne stiano riducendo l'uso, i gas già emessi continueranno a produrre TFA per decenni e il picco annuale potrebbe verificarsi in qualunque momento tra il 2025 e il 2100.
La sostanza è considerata dannosa per gli organismi acquatici, tossica per la riproduzione, rintracciata nel sangue umano, nel latte materno e nella quasi totalità delle acque potabili europee. Inoltre non proviene solo dai refrigeranti ma anche da pesticidi, solventi, farmaci e altri PFAS. In breve, una contaminazione silenziosa e crescente, distribuita globalmente dalle piogge, che continua ad accumularsi molto tempo dopo il rilascio delle sostanze originarie.