I segnali di
allarme che avevamo lanciato all'inizio di giugno si sono purtroppo rivelati esatti,
la fusione anticipata dei ghiacciai alpini a oltre un mese e mezzo dal suo
inizio precoce sta assumendo connotati
disastrosi. Al di la di quello che può essere l'aspetto paesaggistico o più prettamente turistico c'è un'innegabile conseguenza in termini ambientali.
La siccità e il caldo anomalo hanno drasticamente e profondamente
mutato un sistema che riusciva a malapena a tenersi in equilibrio in epoca di riscaldamento globale e a questo punto non sappiamo se i cambiamenti potranno essere definitivi e incontrovertibili oppure recuperabili.
Di fatto la crisi che sta attraversando le Alpi non trova precedenti storici perché alle
temperature elevate e anomale con gli
zeri termici che si sono spinti ben oltre le cime più elevate si sono affiancati anche quantitativi di neve accumulata durante la stagione invernale e primaverile minimi se non in diversi casi persino nulli.
La poca neve caduta sul ghiaccio ha esposto fin da subito la superficie al
caldo anticipato di maggio e a quello
anomalo di giugno iniziando una catastrofica sequenza di eventi che ha portato alla situazione attuale. E la cosa peggiore è che non abbiamo ancora compiuto il giro di boa estivo trovandoci in questa situazione già a metà luglio. Emblematico
il disastro della Marmolada del 5 luglio interamente dipeso da queste condizioni climatiche estreme e del
Plateau Rosa reso irriconoscibile dalle acque di fusione del ghiaccio. Spariti anche numerosi nevai con la conseguente chiusura di alcuni
rifugi come quello del Gonella. I continui prelievi di acqua per l'irrigazione o i fabbisogni delle comunità hanno poi ridotto
al minimo i livelli dei laghi, già molto bassi per la mancanza di precipitazioni. Del tutto
prosciugato il Lago Azzurro in Valchiavenna. Senz'acqua anche
il lago artificiale di Montesplugaper la produzione di energia idroelettrica. Una situazione molto diversa anche da quella del
2003 quando l'estate anticipata e precoce con temperature anomale che durarono da maggio a tutto agosto
fu preceduta da un inverno normale in termini di precipitazioni che tamponò le perdite.