Ogni inverno si torna a parlare del vortice polare, una figura importante del periodo invernale, spesso intesa come una sacca di gelo pronta a scendere sull'Europa. In realtà il vortice polare è qualcosa di molto diverso; è una grande cintura di venti che gira attorno al Polo Nord nella stratosfera, cioè a 20-30 km di quota, ben al di sopra delle perturbazioni che viviamo tutti i giorni.
Quando questi venti sono forti e compatti, il vortice è forte e l'aria fredda resta confinata nell'Artico. Quando invece la struttura si indebolisce, il vortice può deformarsi in due modi: displacement o split.
Nel displacement, il più comune, il vortice non si rompe ma viene spinto di lato, come una trottola urtata: si allunga, diventa ellittico e può spostarsi verso una parte dell'emisfero. Può influenzare il jet polare, ma spesso senza effetti eclatanti per l'Europa.
Nello split, più raro e spettacolare, il vortice si divide in due lobi separati da un anticiclone stratosferico. È l'evento tipico dei grandi riscaldamenti stratosferici (i Major Sudden Stratospheric Warmings) e può aumentare la probabilità di blocchi alle alte latitudini e di irruzioni fredde verso le medie latitudini. Gli effetti di questo evento stratosferico estremo possono perdurare per più settimane. il caso più eclatante è quello del 1985.
Ma c'è un punto fondamentale che vale per entrambi i casi: non è l'aria gelida della stratosfera che scende giù, ciò che conta è se il disturbo riesce a modificare il jet stream, propagandosi fino alla troposfera, lo strato dove si formano le perturbazioni che condizionano il nostro meteo quotidiano.
Se l'influenza avviene, il jet rallenta ulteriormente, ondula di più e aumenta la probabilità di episodi freddi. Se invece il disturbo resta in quota, il nostro meteo continua a seguire la sua normale variabilità, senza particolari conseguenze.
Per questo motivo, anche un vortice debolissimo in stratosfera può non avere alcun impatto a terra se il segnale non influenza i livelli. E allo stesso modo, anche uno split non significa automaticamente freddo: tutto dipende da come risponde la troposfera, cioè dall'assetto del jet e dai pattern già presenti nei bassi strati. Il vortice polare è un protagonista importante dell'inverno, ma l'ultima parola resta sempre alla troposfera.