UN'IMMERSIONE IMPROVVISA NEL DESERTO SICULO - Tra un avocado e un passion fruit ci mettiamo in viaggio ci rimettiamo in cammino. Abbandoniamo i campi e ci dirigiamo verso l'entroterra, il "deserto siculo" l'area più arida d'Italia. Si trova nei pressi di Centuripe, fra Catanese, Ennese e Siracusano. Ad accompagnarci nell'esplorazione una preziosissima guida, Orazio Caruso, profondo conoscitore della geologia siciliana, innamorato della propria terra. In poco più di un'ora di auto il quadro ambientale ai nostri occhi cambia in maniera incredibile: dai laghetti di Marinello ai lussureggianti Nebrodi a sud, allo splendido mare del Golfo di Catania, passando per i campi di Sicilia Avocado e i ripidi pendii dei Peloritani, facciamo davvero fatica a mettere a fuoco la vista: ci troviamo improvvisamente di fronte ad uno scenario da pieno deserto. Siamo fra la valle del Simeto e i Clanchi di Cannizzola.
Una delle zone più aride d'Italia
AMBIENTAZIONE DA FILM WESTERN - Trattasi di formazioni composte da rocce argillose ormai in stato di degrado, dalla vegetazione scarsa o del tutto assente, che vengono scavate e modellate dall'acqua piovana e dal vento, creando un paesaggio surreale e lunare: da creste, solchi e canyon in miniatura. Il nome "calanchi" deriva dal siciliano "lavanchi" o "valanchi", che sta per "smottamenti, frane". Le caratteristiche uniche di questo paesaggio, che ricorda un'ambientazione da film western, lo hanno reso una location molto popolare per riprese cinematografiche e pubblicitarie, come ad esempio per alcune scene de La Bibbia di John Huston.
L'esperto del luogo, il geologo Orazio Caruso
LE CAUSE DELL'ARIDITA' E LE PROSPETTIVE FUTURE - La causa di questa scarsità di precipitazioni nell'area risiede nella conformazione orografica: la zona di Centuripe infatti si trova poco esposte alle classifiche perturbazioni che interessano il resto della Sicilia, essendo al riparo a causa dei rilievi circostanti: Erei, Nebrodi, Etna ed Iblei che fanno da cintura. Orazio ci parla del record di Catenanuova e dei suoi quasi 50 °C tecnicamente non "omologati" ma certamente verosimili in considerazione della conformazione del territorio così peculiare.
I Calanchi
Fino al Dopoguerra costituiva il "granaio di Italia", racconta con orgoglio e nostalgia, ma poi emigrazione e spopolamento hanno lasciato il campo ai pannelli solari delle multinazionali. Qui cuore e mente si separano e subentra il conflitto fra lo stato d'animo malinconico per il passato sufficiente che fu ("il grano era pane"), il presente "industrializzato e disertato" e il futuro che grazie alle fonti di energia rinnovabile, (fotovoltaico e geotermico) potrà proiettarci verso una nuova era, più pulita ed ospitale sotto tutti i punti di vista, più accogliente per tutte le specie viventi.