Un disturbo psico-fisico sempre più diffuso legato al disastro ambientale.
Pubblicato da
Valeria Pagani
in data
17/10/2023 - 08:28
3 min. di lettura
Livello - Per tutti
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Eco ansia, un problema sempre più sentito nella popolazione mondiale
Oggi la crisi
climatica è sulla bocca di molti. Sui social, in televisione, alla radio, scienziati,
politici, conduttori, influencer sbandierano il problema alla ricerca di
possibili soluzioni. Intanto, dall'altra parte dello schermo, bombardati
costantemente di notizie sui disastri ambientali, assimiliamo attoniti le
conseguenze del cambiamento climatico. Innalzamento del livello dei mari,
scioglimento dei ghiacciai, perdita di biodiversità, ondate di calore, tempeste
violente, uragani, siccità e altri ancora sono gli impatti gravi e devastanti
che sentiamo affliggere l'umanità e il pianeta. Di fronte a questo scenario,
dichiarato oramai irreversibile dall'IPCC (il panel intergovernativo sui
cambiamenti climatici), sono emerse forti preoccupazioni e nuove paure. Tra
queste, l'eco-ansia. Chiamata anche depressione climatica, l'eco ansia è
stata definita dall'American Psychological Association (APA) come
un disturbo psico-fisico che corrisponde alla "paura cronica del
disastro ambientale". Davanti a un futuro incerto, che non possiamo controllare
e che è ormai destino inesorabile, nasce un senso di impotenza e di frustrazione,
un'angoscia generalizzata per qualcosa che è immensamente più grande di noi.
Come si
manifesta l'ecoansia?
Nella letteratura
scientifica, l'eco-ansia è stata definita come "la sensazione che le basi
ecologiche dell'esistenza siano in procinto di crollare". Esiste un'ampia gamma
di condizioni individuali con cui questa paura si esprime. Alcune persone si
sentono tristi, arrabbiate o addirittura disperate per le calamitose condizioni
ambientali che stanno emergendo giorno dopo giorno. Altre esibiscono stress
e attacchi di panico improvvisi; mentre altre ancora hanno deciso di non avere
figli perché credono non sia una scelta etica farli vivere in un mondo senza un
futuro certo.
Nonostante l'eco
ansia non sia ancora stata riconosciuta come patologia - e non è quindi inserita
all'interno del Manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5),
testo di riferimento internazionale per la psichiatria - la sua incidenza tra
la popolazione è in costante aumento. In particolare sono le nuove generazioni che
risultano più vulnerabili a sviluppare questo tipo di stato psichico. Questo perché maggiormente esposte a notizie
sulla crisi ecologica e sulla conseguente insicurezza degli scenari futuri. Uno
studio[1]condotto su 10.000 giovani di età compresa tra 16 e 25 anni e provenienti da
dieci differenti paesi (Australia, Brasile, Finlandia, Francia, India, Nigeria,
Filippine, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti) ha riportato che circa il 60%
era estremamente preoccupato per le conseguenze derivanti dai cambiamenti
climatici. Esemplificativo è anche il fatto che il 75% degli intervistati ha
affermato di pensare che il futuro sia spaventoso e l'83% che le persone non
siano riuscite a prendersi cura del pianeta. Sensazioni e pensieri negativi che
non solo riguardano la condizione socio ambientale del pianeta, ma che ricercano
anche un responsabile per l'attuale stato di precarietà e che lo riscontrano
nel fallimento delle risposte politiche.
Cosa si può fare
per contrastare l'ecoansia?
In primis possiamo
partire dal ripensare alle piccole scelte che facciamo ogni giorno. Secondo l'autrice
del libro Ecoansias,
Irene Baños, infatti, la soluzione migliore per contrastare l'ansia da crisi
climatica consiste nel cambiare alcuni comportamenti economici e sociali e
indirizzarli verso soluzioni più eco friendly. Rispetto e cura dell'ambiente, consumo
responsabile, riciclo e risparmio energetico sono alcuni tra gli esempi
proposti. Altro è il ricongiungimento con la natura: dal prendersi
cura di piante e orto, alle attività outdoor. Oltre a ciò è sicuramente
rassicurante sapere che il mondo della politica si stia effettivamente muovendo
per delineare norme e regolamenti che trasformino il modello economico corrente,
basato sull'uso smodato delle risorse, in un paradigma di maggiore
sostenibilità. L'attuazione di politiche rispettose dell'ambiente e volte alla
decarbonizzazione possono avere un effetto positivo anche sulla psiche umana. Le
soluzioni per frenare la crisi climatica ci sono e sono attuabili. Non bisogna lasciare
che i pensieri negativi sfocino nel catastrofismo e diventino invalidanti. L'angoscia
non deve prendere il sopravvento, perché ognuno di noi può portare il proprio
contributo per superare la crisi, ponendosi anche piccoli obbiettivi.