12 ottobre 2022
ore 9:59
di Simone Fant
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 Per tutti

Winter is coming verrebbe da dire citando il "Trono di Spade", serie fantasy di successo. L'inverno sta arrivando e le incognite sull'approvvigionamento di gas per i mesi più freddi preoccupano i cittadini le imprese italiane, soffocate dai prezzi alle stelle. Oltre alle misure annunciate dal Mite che prevedono per quest'inverno un risparmio di oltre 5 miliardi di metri cubi di gas, l'Italia ha capito che deve diversificare il proprio approvvigionamento energetico se non vuole più dipendere dal gas russo. Ecco perché sin dallo scoppio della guerra in Ucraina e dalla conseguente crisi energetica, I rigassificatori sono stati oggetto di un acceso dibattito fino alle imminenti elezioni politiche.

Cosa sono i rigassificatori e perché ne abbiamo bisogno

Nel 2021 quasi il 40% del gas importato arrivava dalla Russia attraverso gasdotti, lunghe condotte che trasportano gas naturale e metano. Oltre all'Algeria, i Paesi con cui abbiamo preso accordi o che hanno promesso più gas sono Stati Uniti, Egitto, Congo, Angola, Qatar e Azerbaijan. Dal momento che non ci sono gasdotti che colleghino l'Italia al Qatar (il terzo Paese da cui è stato importato più gas nel 2021 dopo laRussia) o agli Stati Uniti (primo Paese per produzione di gas al mondo), la decisione presa dal governoDraghi è stato quella di virare sull'importazione di gas liquefatto, anche chiamato GNL. 

Il GNL viene trasportato nelle navi a pressione poco superiore a quella atmosferica, con una temperatura di-162 °C, che serve per mantenerlo liquido. A questo punto entrano in gioco i rigassificatori: il gas liquefatto torna allo stato gassoso grazie a un processo di riscaldamento controllato che viene effettuato all'interno di un vaporizzatore, largo abbastanza da permettere l'espansione del gas. Il processo consiste nel far passare il GNL all'interno di tubi ad alta temperatura immersi in acqua marina. Una volta tornato allo stato gassoso grazie ai rigassificatori, il gas può essere immesso nei gasdotti di un territorio, per essere distribuito nelle case e impiegato dalle centrali elettriche a gas per la produzione di energia.

I diversi tipi di rigassificatori 

Le tipologie di rigassificatori si differenziano principalmente a seconda della posizione in cui sono collocati.Ci sono quelli onshore, sulla terraferma, che somigliano a tanti altri impianti industriali, e ci sono quelli offshore, che invece si trovano parcheggiati in mare a poca distanza dalla costa. A loro volta i rigassificatori offshore si differenziano in isole artificiali, costruite per restare dove si trovano, oppure in navi gasiere,pensate per il trasporto di gas, che sono ancorate al fondale e vengono trasformate in rigassificatori per necessità. Vengono chiamate floating storage regasification unit, "unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione" e sono note anche con l'acronimo FSRU.

In Italia attualmente ci sono tre rigassificatori funzionanti, uno per tipo. Il più vecchio è onshore e si trova a Panigaglia, in provincia di La Spezia. Realizzato negli anni '70, ha una produzione massima annuale di 3,5miliardi di metri cubi e appartiene a Snam, la società che gestisce la rete di gasdotti italiana.

Il più grande dei rigassificatori presenti in Italia è invece il Terminale GNL Adriatico, un impianto offshore e un'isola artificiale, che si trova in mare al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo. Ha una produzionemassima annuale di 8 miliardi di metri cubi di gas, è attivo dal 2009 e la società che lo gestisce è una jointventure composta dalla compagnia petrolifera statunitense ExxonMobil, che lo detiene al 70%, dall'azienda petrolifera statale qatariota Qatar Petroleum, per il 23%, e da Snam per il restante 7. 

Il terzo rigassificatore è invece una FSRU e si trova nel mar Tirreno, al largo della costa tra Livorno e Pisa. Immette gas in rete dal 2013 e ha una produzione massima annuale di 3,75 miliardi di metri cubi.

Piombino dice no al rigassificatore

Il 6 aprile scorso è stato annunciato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani un rigassificatore dentro il porto della città di Piombino. Esentato da un'accurata valutazione ambientale per motivi di sicurezza energetica nazionale, la decisione ha fomentato proteste da tantissime associazioni ambientaliste tra cui Wwf, Legambiente, Greenpeace, Italia Nostra e diversi comitati locali. Sono contrari al rigassificatore per due ragioni: per le Ong ambientaliste la crisi climatica e la crisi energetica attuale sono un'opportunità imperdibile per liberarsi definitivamente dalle fonti fossili, nonostante la tassonomia europea consideri il gas ancora una fonte "verde". L'altro è un No locale. Nonostante Fratelli d'Italia, il suo partito, sia favorevole al rigassificatore come risposta alla crisi energetica, il sindaco di Piombino FrancescoFerrari ha abbracciato la causa ecologista, sottolineando come a Piombino ci sia già una centrale elettrica a olio combustibile e una discarica di rifiuti speciali. In un'intervista a La Repubblica il sindaco ha dichiarato che per riportare il GNL allo stato gassoso, bisogna riscaldarlo usando l'acqua marina, a ciclo aperto, trattata con l'ipoclorito di sodio. Parliamo di tonnellate di cloro al mese e dell'immissione in mare di acqua fredda di cui ignoriamo gli effetti sui campi di itticoltura, spigole, branzini ma anche cozze e ostriche, che sono una delle strade per la nostra riconversione industriale".


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