9 novembre 2022
ore 12:59
di Simone Fant
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 Per tutti

Che sui social media il continuo bombardamento di notizie catastrofiche sulla crisi climatica causasse disturbi di eco-ansia, soprattutto alle giovani generazioni, non è più una novità. Ora grazie ad uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health scopriamo purtroppo che le temperature sopra i 30°C sono collegate ad un aumento di tweet pieni di rabbia e odio. Tra il 2014 e il 2020 i ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research hanno analizzato un campione di 4 miliardi di tweet da utenti statunitensi. Utilizzando la definizione di odio online delle Nazioni Unite, che include discriminazione razziale, misoginia e omofobia, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale sono stati identificati circa 75 milioni messaggi. Successivamente i ricercatori hanno osservato un incremento del numero di questi tweet quando le temperature locali aumentavano o diminuivano.


"È un indicatore di come le persone si adattano alle alte temperature - ha affermato Annika Stechemesser, autrice principale dello studio -. Se le temperature diventano troppo calde o troppo fredde, abbiamo scoperto che c'è un aumento dell'incitamento all'odio, indipendentemente dalle differenze socioeconomiche, dalla religione o dalle convinzioni politiche". 

I ricercatori hanno scoperto che l'odio sui social è aumentato quando le temperature massime giornaliere hanno superato i 21°C, un punto considerato di "benessere". Nelle giornate calde i tweet d'odio sono aumentati del 22% rispetto alla media, mentre quando le temperature hanno raggiunto i 42°C e i 45°C negli Stati con climi caldi e secchi come Texas, Arizona, New Mexico e California, sono aumentati del 24%. Lo scorso anno, uno studio compiuto degli stessi ricercatori incentrato sull'Europa è giunto a conclusioni simili.

La relazione diretta tra caldo intenso e odio online è stata documentata anche in Cina, dove una ricerca ha analizzato oltre 400 milioni di tweet da un campione di 43 milioni di utenti che pubblicavano su Sina Weibo, una della più famose piattaforme social del Paese. Il risultato è stato che nei giorni con temperature superiori ai 35°C, oppure nei giorni di pioggia, vento intenso, e inquinamento atmosferico le persone sui social sono parse molto più scontrose. 

"Ovviamente ognuno di noi in una certa misura può decidere consapevolmente se vuole essere gentile o meno - ha aggiunto Stechemesser - ma abbiamo scoperto che esiste una tendenza a certi livelli di temperatura". Quando si parla di cambiamento climatico è opportuno ricordare che ne risentiamo anche a livello mentale, non solo nei luoghi dei disastri. Esistono anche conseguenze sociali alla crisi climatica e bisogna parlarne se teniamo al nostro benessere psicofisico. L'odio online poi può innescare episodi di violenza offline. Secondo il Council on Foreign Relations, un think tank con sede a New York, i messaggi d'odio portano a più violenze nei confronti delle minoranze, comprese sparatorie di massa e linciaggi. 

La temperatura globale è aumentata di circa 1,1°C dai tempi preindustriali e questo sta scatenando con più frequenza e violenza eventi meteorologici estremi. In particolare, questa estate di estrema siccità, ondate di caldo e alluvioni - che hanno colpito Europa, Cina e Pakistan - ne è la prova lampante. Secondo un'altra ricerca, le ondate di calore sono associate anche ad aumenti di ricoveri psichiatrici, tassi di suicidio e di violenza domestica.


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